Il Tirreno

le ragioni della difesa 

E Turba si avvale della facoltà di non rispondere

Chiara Sillicani
E Turba si avvale della facoltà di non rispondere

2 MINUTI DI LETTURA





massa Carrara. Martedì Giorgio Turba, imprenditore dell’escavazione ed ex patron della Massese Calcio, di fronte alla giudice per le indagini preliminari Antonia Aracri, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

E lo ha fatto valutando, insieme ai suoi legali Andrea Collaioli e Francesco Cecchieri, che prima di rispondere alla domande della giudice, fosse indispensabile una conoscenza puntuale degli atti. Atti numerosissimo perchè il fascicolo si compone di oltre 12.000 pagine di cui la difesa è entrata in possesso tra lunedì e martedì. Essendo la materia tecnicissima, Turba e i suoi legali hanno ritenuto opportuno avvalersi per poter poi studiare nel dettaglio le contestazioni mosse dall’accusa e gli atti prodotti, in particolare in relazione a Cava Borella e Cava Prunelli. Una volontà di approfondimento per provare “l’estraneità ai fatti, contestare l’ipotesi accusatoria di associazione a delinquere e dimostrare che non esisteva alcun accordo tra l’imprenditore e amministratori del Comune di Vagli”.

Le ipotesi accusatorie più pesanti, per cui è scattata la misura cautelare dei domiciliari, sono infatti quella dell’associazione a delinquere e della corruzione. Secondo gli inquirenti, Turba sarebbe riuscito ad escavare dove non consentito e ad estrarre quantità di materiale superiori a quelle autorizzate. E, in cambio di quei “favori”, avrebbe ricompensato - sostiene l’accusa - chi glieli aveva concessi. E lo avrebbe fatto attraverso compravendite fittizie di terreni per giustificare così il passaggio di denaro. Compravendite che invece, secondo la difesa, fittizie non erano perché uno di quei terreni - è sempre la tesi difensiva - è stato acquistato per necessità della famiglia Turba e l’altro è stato comprato perché su quel lotto l’ex patron della Massese aveva un reale interesse all’attività di escavazione.

In ogni caso martedì, al termine dell’interrogatorio di garanzia dell’imprenditore Giorgio Turba, i difensori hanno fatto presente alla giudice Aracri che, dagli elementi a loro disposizione, non sussistono le esigenze cautelari e non esiste l’attualità del pericolo. Se la misura è scattata per l’ipotesi di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta, gli episodi oggetto di quella contestazione - è l’argomentazione dei difensori- risalgono al 2015 e al 2016. Distanti nel tempo, tanto da far venir meno - deducono i legali - l’attualità del pericolo. I legali evidenziano anche il fatto che la giudice, nella sua ordinanza, abbia ridimensionato il quadro accusatorio delineato dal pm a carico di Turba.

I due avvocati dell’imprenditore massese del marmo, Andrea Collaioli e Francesco Cecchieri, hanno esposto le loro argomentazioni anche nell’istanza di riesame presentata nei giorni scorsi contro il provvedimento che dispone la misura cautelare degli arresti domiciliari . —

Chiara Sillicani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web