Gioco
«Tante calunnie sugli operatori, sono loro che mi hanno aiutata a uscire dal tunnel»
La testimonianza di una 21enne ospite dei Numeri Primi di Aulla e Marina: nessuna violenza negli abbracci contenitivi
aulla
«Io non ho vissuto situazioni di scarsa igiene. Cibo scarso? Non che io ricordi. Ci sono state sere con minestrone per cena, ma non credo sia possibile pretendere tutte le sere escargot».
Sentire parlare di manovre di contenimento con un’accezione di violenza nei confronti dei minori ospitati nelle strutture Serinper le provoca angoscia. Romina Granziera, 21 anni, ha contattato Il Tirreno per raccontarci la sua storia ad Aulla e Marina di Massa.
Ora ha 21 anni, è arrivata ad Aulla che ne aveva 15. È una bella ragazza, con i capelli lunghi e uno sguardo appena velato di tristezza. Lo sguardo di chi sa cosa vuol dire la parola sofferenza. «Era il 21 novembre 2014 quando sono stata portata alla Numeri Primi di Aulla. Sono stata abbandonata dalla famiglia biologica da piccola, e venivo da una situazione di affido familiare che per me si era rivelata fallimentare. Sono entrata in struttura spaesata. Comprensibile, no?».
Romina sostiene di non aver mai «patito la fame» o dormito su giacigli. «Ho letto su un giornale di una ragazza costretta a passare il Natale su una panchina. Non ad Aulla negli anni in cui ci sono stata io. Non è mai successa una cosa simile».
«Voglio smentire - questo è il motivo per cui Romina si è rivolta al Tirreno - queste calunnie, se non altro per gli operatori che mi hanno aiutata e con cui ho stretto un legame affettivo forte. Tanto che mi è stata data la possibilità di guadagnare qualcosa lavorando all’interno del centro per minori di Marina di Massa». Dove Romina, trasferitasi in città per studiare in un liceo, era stata prima ospite come utente.
Il contratto, di un anno e mezzo, non è stato poi rinnovato. «Mi mancano i ragazzi, ma è stato meglio così. Mi sono iscritta all’università. Studio Infermieristica».
E come studentessa di Scienze infermieristiche dice la sua sulle famose manovre di contenimento: «Anche di queste ho letto un articolo che mi ha fatto venire i brividi. Si parla di un ragazzo messo a faccia in giù, con l’operatore lo bloccava con il ginocchio, impedendogli di respirare. Io - afferma - ho assistito a diverse manovre di contenimento. Ma quelle che praticano gli operatori nelle strutture sono le manovre che si fanno in ambito psichiatrico di fronte a pazienti agitati. Sono abbracci contenitivi. Abbracci imposti all’inizio, è chiaro. Per calmare ragazzi in stato di sovraeccitazione».
Da parte di uno o più operatori? «Uno di solito, ma dipende dall’agitazione del ragazzo».
Romina Granziera si sente «delusa». «Si fa tutta l’erba un fascio. Credo che da un problema politico e amministrativo, come sta emergendo dall’inchiesta, in molti abbiano speculato gettando fango addosso agli operatori, che sono quelli che vivono la quotidianità dei minori con problemi e li aiutano a uscirne. Teniamo a mente - è l’invito - i ragazzi che ci sono là dentro. È orribile che col passato che hanno alle spalle debbano sentire queste cose. Credo dovremmo pensare tutti alla loro serenità». —
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