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Scandalo accoglienza, Barani: «Metto la mano sul fuoco per Bellesi, spero che la magistratura abbia prove»
L’ex sindaco: non ho votato per Filippo, ma conosco la sua moralità. Credo che abbia fatto solo il suo dovere
VILLAFRANCA IN LUNIGIANA. Non sappiamo quante saranno le voci istituzionali e politiche che si spenderanno apertamente e convintamente dalla parte dei soggetti lunigianesi coinvolti nello scandalo accoglienza dei centri per minori.
Di sicuro, tra queste, c’è quella di Lucio Barani, già sindaco di Aulla e Villafranca in Lunigiana (19 anni di vita amministrativa), deputato e senatore della Repubblica italiana dal 2006 al 2018. Soprattutto, padre politico di Filippo Bellesi, da due giorni agli arresti domiciliari con l’accusa di avere concesso a Serinper, in cambio dell’assunzione di persone segnalate, un’autorizzazione in deroga a operare nel centro di giustizia minorile “Casa di Bastian”. Questo anche se il personale del Comune, la Commissione di vigilanza e la Asl avevano segnalato gravi carenze strutturali.
Barani, che è medico igienista, ieri mattina era al lavoro: «Mi sono rimesso in gioco, con la pandemia... ho ritenuto di doverlo fare. Sto andando a vaccinare i dializzati».
Dottor Barani, cosa pensa del terremoto scoppiato in Lunigiana?
«Spero che la magistratura abbia “prove provate”. Documentazione materiale di cui avvalersi. E non magari qualche denuncia di ex dipendenti mandati via, come mi è giunta voce potrebbe essere. Confido nella giustizia e aspetto fiducioso l’esito delle indagini, ma ho l’impressione che ci sia alla base un grosso fraintendimento».
Si spieghi meglio.
«Ripeto, spero ci siano prove schiaccianti. Io sono un testimone della situazione a Quercia, ai Numeri primi, e le posso assicurare che da un punto di vista igienico-sanitario non ho visto inadeguatezze o carenze. Siamo pronti a testimoniare, io e gli infermieri che mi hanno accompagnato in questi mesi. In cinque mesi ho eseguito 3 test sierologici sui dipendenti della Numeri primi. Ho visitato l’edificio a due piani che ospita i bambini. Minori disagiati, voglio ricordarlo. Credevo fosse un fiore all’occhiello dare assistenza, invece - forse - il messaggio che arriva è che bisogna abbandonare tutto».
Cosa ha fatto quando ha saputo la notizia?
«Ho chiamato una decina di persone».
Prego?
«Sì, tutte quelle che conoscevo e sapevo essere entrate in contatto con le strutture della Serinper negli ultimi mesi. Ho parlato con 6-7 assistenti sociali, con 3 guardie mediche, con altrettante dottoresse. Da nessuno di loro mi sono state riferite anomalie o carenze sulla gestione dei centri di accoglienza. E nessuno ha visto quello che voi scrivete».
Quello che noi scriviamo dottore è quello che emerge dalle indagini dei magistrati...
«Mi auguro che ci siano le prove, che ci siano prove concrete che mostrano giacigli di fortuna, contenimenti di ospiti e quanto si addebita agli indagati. Nessuna delle persone con cui ho parlato ha visto questo. E non solo quelle che concordavano le visite di controllo, ma anche le guardie mediche chiamate in situazioni d’emergenza. La giustizia italiana (e qui il senatore si produce in un affondo, ndr) è la peggiore d’Europa, non vorrei che la nostra provincia assurgesse tristemente al ruolo di peggiore d’Italia. Non condivido il modo spettacolare con cui è stata data la notizia».
Barani si dice pronto «a testimoniare» dell’adeguatezza del centro di Quercia. «Non conosco quello di Villafranca, ma la Numeri primi di Quercia è una bellissima struttura».
E riguardo il sindaco Bellesi, la direttrice della Società della salute Rosanna Vallelonga, il responsabile Suap Mauro Marcelli, cosa pensa del loro coinvolgimento nella vicenda?
«Sono andato a votare alle Regionali e non ho ritirato la scheda per le Comunali. Non ritenevo idonei né Bellesi né il suo concorrente. Quanto dirò deve far capire che non c’è quindi da parte mia una difesa d’ufficio di Filippo, mio vicesindaco dal 2004 al 2009. Io credo - afferma Lucio Barani - nell’incorruttibilità di Bellesi. Conosco la moralità, indiscussa, di tutti e tre. Ci metterei la mano sul fuoco. Se la Vallelonga insegna e una cooperativa in cerca di personale le chiede educatori qualificati ritengo fosse suo dovere fornire dei nomi. Lo stesso dicasi di Bellesi. Non avrebbe fatto il suo dovere a non dare una mano. E la ricerca, che io sappia, è continua, perché in tanti non resistono o si dimostrano inadeguati al tipo di lavoro. Ci sarebbe da dargli una medaglia, e invece li indagano. Indagato per un’autorizzazione in deroga? In 19 anni da amministratore ne ho firmate migliaia, funziona così la macchina amministrativa». —
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