Il Tirreno

il segretario confederale cisl toscana nord 

«Non c’è scandalo nel chiedere il rinnovo del contratto di lavoro»

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«Sciopero generale dei dipendenti pubblici in piena pandemia! Scandalo! Ma che voglion costoro?». Usa l’arma dell’ironia Andrea Figaia, segretario confederale Cisl Toscana Nord con delega al pubblico impiego.

Venata di ironia e amarezza la riflessione di Figaia. «Si sta creando un sistema dove qualcuno è garantito e qualcuno non lo è. Allora i garantiti, le “sabbie mobili”, addirittura, che fanno, scioperano?

In realtà, nella prima fase della pandemia, alcuni dipendenti della pubblica amministrazione, gli infermieri erano, ma lo sono (!), diventati eroi. Al punto da essersi creato un fenomeno di identificazione con questi angeli che ci accolgono in ospedale».

«Dietro all’identificazione collettiva - afferma - c'è stata anche una presa di consapevolezza: si è preso atto della disorganizzazione dei sistemi sanitari, della mancanza di una sanità territoriale, si è percepita la distanza dei medici di base (anch’essi però aggrediti dalla crisi, si è preso atto della chiusura insensata di presìdi sanitari ».

«Abbiamo anche tutti potuto verificare - continua Figaia - che in materia di sanità il tanto utilizzato slogan “privato è bello” non funziona poi tanto bene. Infatti nelle due fasi pandemiche, a parte pochi casi anche meritori, nelle Rsa accreditate, in generale il subentro del pubblico (con i suoi infermieri ed operatori) nella gestione del quotidiano, in una logica emergenziale, è servito anche ad evitare ulteriori stragi rispetto alla gestione privata preesistente, con incapacità anche di predisporre l'elementare divisiorio “sporco pulito”. Ci sono dei settori ed il socio sanitario è forse il più importante, dove non lavorare bene comporta far morire la gente, le persone più deboli.

Il mondo del lavoro pubblico è stato dimenticato dalla politica, dalle istituzioni ai vari livelli, per almeno dieci anni, quando poi il sindacato dei pubblici riuscì a sottoscrivere un Ccnl con un primo ritorno di risorse ad almeno 3,5 milioni di dipendenti, completamente abbandonati per ben due lustri.

Un primo ritorno significa, come elemento di responsabilità e non di egoismo corporativo, pianificare in avanti un graduale e continuo ritorno di risorse che diano dignità a chi lavora con lo Stato, gli enti pubblici non economici, le amministrazioni regionali e locali anche sanitarie e del sociale.

Perché dunque - sostiene il segretario Cisl - non prevedere il normale direi previsto step di investimento verso i dipendenti dello Stato nel mentre si finanzia direi praticamente di tutto a fondo perduto? Perché il sindacato commetterebbe peccato mortale nel richiedere risorse a favore di chi lavora per la più importante struttura, quella di proprietà di tutti, che lavora per il bene comune? Insomma: in una logica di equilibrio rinnovare il contratto significa anche motivare di più coloro che oggi e prossimamente dovranno essere il motore della ripresa post pandemica ed economica». —

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di Redazione web