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Le concessioni durano fino a 25 anni ma con la lavorazione in loco al 50%
MASSA
L’esercizio dell’attività estrattiva degli agri marmiferi «è sottoposto a concessione amministrativa temporanea ed onerosa da parte del Comune». Lo si legge al primo comma dell’articolo 2 del “Regolamento comunale degli agri marmiferi”, che sarà approvato oggi dal consiglio cittadino. La concessione, precisano i commi 4 e 5, è rilasciata dal Comune tramite gara ad evidenza pubblica ed «ha una durata non superiore a 25 anni e non può essere prorogata, né rinnovata neppure tacitamente». Per quanto riguarda, invece, le concessioni già esistenti, il secondo comma dell’articolo 6 afferma: «Qualora non sia stabilita la scadenza, le autorizzazioni e le concessioni rilasciate decadono allo scadere di sette anni a far data dal 31 ottobre 2016». Il successivo comma 5, tuttavia, precisa che il termine di scadenza della concessione «può essere incrementato fino ad un massimo di 25 anni,, previa stipula di una convenzione per l’utilizzo del bene quale patrimonio indisponibile comunale, con l’impegno alla lavorazione di almeno il 50% del materiale da taglio estratto» nella filiera locale. Gli articoli 12 e 13 del Regolamento, poi, recepiscono la legge regionale 35/2015, in cui si dispone che per l’estrazione dei materiali da taglio il titolare dell’autorizzazione versi al Comune un contributo rapportato alla quantità e qualità del materiale, pari al 10% del valore medio di mercato ed un canone concessorio, che «rappresenta un’entrata di natura patrimoniale dovuta al Comune ed è priva di vincoli di destinazione». I proventi del contributo di estrazione, invece, parte dei quali spettano alla Regione, devono essere usati esclusivamente per «interventi infrastrutturali, opere di tutela ambientale, interventi di riqualificazione territoriale, razionalizzazioni delle prestazioni amministrative di competenza del Comune di Massa». Il canone concessorio «posto a base di gara, e quello applicato in sede di proroga delle concessioni esistenti al momento dell’entrata in vigore della legge regionale 35/2015, saranno commisurati al valore medio di mercato della tipologia dei materiali oggetto della concessione determinato dal Comune di Massa». Il successivo articolo 14, comma 2, stabilisce che «per le cave del territorio comunale, verrà determinato un valore medio di mercato (inteso come si presenta il materiale estratto al termine della lavorazione in cava, grezzo, non lavorato, indipendentemente da dove si sia svolta la contrattazione), riferito a blocchi, semi-squadrati e informi». Il Regolamento cita anche due delibere di giunta approvate ad ottobre e dicembre 2018, che hanno ricalcolato gli importi dei 18 agri marmiferi massesi, consentendo al Comune di incassare 2 milioni e 25.849,89 euro, a fronte del milione e 321.462,82 euro dell’anno precedente. Prima della nuova tariffazione introdotta dalla giunta Persiani tutti i blocchi pagavano la stessa cifra fissa, che ultimamente era di 17,3 euro. Da una tabella inserita nel Regolamento si evince che attualmente il valore medio più alto lo ha la cava Rocchetta Caldia (354,4 euro a tonnellata). Il più basso, invece, è quello della Madielle Marianna (142,5 euro a tonnellata).
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