La protesta
Addio al “Figaro” del Candia, barbiere storico dell’ospedale
Luciano Noletti aveva 84 anni e per 40 anni ha tagliato barbe e capelli nei reparti. La figlia: nel suo lavoro ha messo infinità umanità.
MASSA. Sapeva che i suoi clienti erano “speciali”. Spesso fragili, spaventati, preoccupati. Sapeva di essere per loro qualcosa di più di un barbiere. Li ascoltava, li aiutava, li incoraggiava, li rassicurava. Un taglio di capelli con assistenza psicologica.
Luciano Noletti non era un barbiere, era il barbiere dell’ospedale e lo è stato per quasi 40 anni, fino all’apertura della nuova struttura in viale Mattei.
Ha lasciato forbici e schiuma da barba nel 2015, poi dopo la morte della moglie, lo scorso anno, per lui la vita si è fatta più dura e faticosa nonostante l’amore enorme della sua famiglia, dei figli, nipoti, della piccola pronipote. La polmonite non gli ha lasciato scampo, ricoverato all’ospedale (non era malato di Covid), Luciano se n’è andato lunedì, a 84 anni, dopo una vita di lavoro proprio nei reparti ospedalieri.
Luciano, racconta la figlia Lucia Noletti, la sua attività di barbiere l’ha iniziata in Candia dove è nato e ha vissuto una vita intera, sulle colline “sospese” tra Massa e Carrara. Là dove per tutti era “Figaro”, il barbiere di Siviglia. A fine anni ’60 la possibilità di un “posto” in ospedale a Massa per tagliare barbe e capelli ai pazienti ricoverati.
Luciano accetta e quel lavoro lo fa per 40 anni, con una infinita umanità: «Spesso proprio quella sua carica umana - ricorda la figlia Lucia - colpiva i pazienti, molti chiedevano di lui anche una volta dimessi, volevano che tagliasse loro i capelli e la barba anche a domicilio. I famigliari dei malati lo chiamavano perché andasse a casa loro. A chi vedeva in difficoltà, mio padre chiedeva due soldi o faceva la barba gratuitamente. Fare il barbiere era quasi una missione per lui. Non ha mai preteso nulla, ma è riuscito con mia madre, e tanto amore, a crescerci».
L’amore per il lavoro e la capacità di intessere relazioni. Sabato scorso le condizioni di Luciano sono peggiorate, viene ricoverato, ma non ce la fa. Lascia la figlia Lucia, il figlio Renzo, i nipoti e la piccola pronipote.
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