Gioco
Una strage che costò la vita a 33 persone, Aulla ricorda i morti della Filanda
Il primo dicembre 1943 gli Alleati bombardarono per sbaglio la Filanda Sotto le bombe perì anche una bimba, Franca Fiasella
AULLA
Oggi è un giorno che i più anziani ricordano con paura e terrore nel quartiere aullese della Ragnaia.
Esattamente 77 anni fa, il 1° dicembre 1943, il bombardamento aereo degli Alleati, i quali volevano colpire il ponte sul torrente Taverone ma sbagliarono bersaglio, durante la Seconda Guerra Mondiale, portò distruzione e morte.
Era l’ora di pranzo e gli operai della fabbrica Montecatini, la Filanda, erano in pausa.
Morirono in tanti, sia fra gli operai che fra i civili, compresi diversi bambini. Inevitabilmente la fabbrica si fermò e il quartiere iniziò a sfollare.
E anche la sezione intercomunale di Licciana Nardi, Aulla, Comano e Podenzana dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia; il Comune di Aulla, con il sindaco Roberto Valettini e la delegata alla memoria, Marina Pratici; l’Istituto storico della Resistenza apuana; l’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra ricordano quella giornata di morte, facendo notare che «la tragedia colpì operai e operaie che, in quel momento, si trovavano nel refettorio per la pausa pranzo.
I morti effettivi furono 33 (13 uomini e 20 donne): tra loro una bambina di sette anni, Franca Fiasella, che stava giocando a casa di un’amica».
Non a caso, il giardino e il parco giochi della Ragnaia sono intitolati proprio a Franca Fiasella, la bambina morta sotto le bombe angloamericane cadute per errore sulla Filanda.
Fu quello il primo bombardamento subito da Aulla, a cui ne seguirono numerosi altri, così come numerosi ne subirono Villafranca, Pontremoli e gran parte della Lunigiana. «E l’Anpi intercomunale di Licciana Nardi, quale impegno suo proprio, ne perpetua puntualmente il ricordo – scrive Luigi Leonardi – per mantenere vivo il sacrificio pagato per il riscatto di un mondo di libertà e di pace. È un impegno fondamentale poiché per costruire un futuro di democrazia, di stabilità e di sicurezza sociale, non basta investire sulla ricerca scientifica, ma anche mantenere salde le nostre radici e, dunque, investire sulla memoria». —
G. U.
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