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l’allarme 

La Uil: protocolli allentati crescono i focolai nelle aziende

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massa carrara

«Oggi lo possiamo dire con certezza: la seconda ondata della pandemia è stata gestita molto male all’interno di tante aziende e fabbriche. Protocolli di sicurezza allentati e in alcuni casi completamente ignorati. I focolai di contagio si sono moltiplicati a una velocità incredibile rispetto a quanto avvenuto a primavera: fra marzo e giugno, infatti, complice anche la paura di quanto stava accadendo altrove, si stava attenti a tutto, c’erano controlli puntuali e i protocolli di sicurezza erano condivisi con le Rsu aziendali”. Il segretario della Uilm nord Toscana, Giacomo Saisi, mette nel mirino la gestione del contagio in tante aziende della provincia di Massa Carrara dove in autunno la ripresa del lavoro dopo l’estate non è avvenuta con le dovute precauzioni.

«Un aspetto su tutti – incalza il segretario Uilm -, la gestione dei cosiddetti ‘contatti stretti’. Sono molte le realtà industriali della provincia in cui si opta per un tampone rapido lasciando i dipendenti a lavoro invece di far loro rispettare la quarantena di garanzia. Ovviamente così possono risparmiare e mantenere per qualche giorno i livelli produttivi, evadere gli ordini, ma non è questo il modo di tutelare la salute dei lavoratori e delle loro famiglie. E non è il modo di fermare una pandemia».

La Uilm chiede dunque di alzare nuovamente il livello dell’attenzione: «Prima viene la sicurezza poi la produzione. Una cattiva gestione di certi episodi può diventare pericolosa per i dipendenti e a lungo andare può persino compromettere la produzione aziendale stessa – attacca Saisi -. In questa fase bisogna continuare a tenere altissima la guardia, evitare il diffondersi di nuovi focolai, avere un contatto stretto con le Rsu e coinvolgerle nelle decisioni e nelle misure da prendere. Bisogna ascoltare i rappresentanti dei lavoratori perché sono quelli che lavorano sul campo e hanno una visione a 360 gradi delle problematiche che emergono sui posti di lavoro».

Protocolli che devono poi essere condivisi , con chiarezza, anche con l’Asl: «C’è un altro aspetto emerso in queste settimane nelle aziende apuane. Il datore di lavoro dopo 21 giorni ti giudica guarito anche con tampone positivo e per l'Usl puoi riprendere il lavoro. Dove si verificano questi casi le aziende sono però restie a far rientrare il dipendente che deve consumare giorni di ferie o essere messo in cassa integrazione (se è possibile) fino a che non si relativizza. Ci vorrebbe in confronto tra Asl e medici competenti per gestire in maniera univoca queste situazioni». —



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