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Parte il recupero dell’antico castello di Giovagallo “cantato” da Dante

cristiano borghini
Parte il recupero dell’antico castello di Giovagallo “cantato” da Dante

In vista delle iniziative per il 700° della morte dell’Alighieri l’amministrazione vuole fare rivivere la rocca dei Malaspina 

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TRESANA

Nonostante la pandemia non mostri ancora segni di recessione, la Lunigiana inizia i preparativi per il 700° anniversario della morte di Dante, che cadrà nel 2021 e vedrà il comprensorio lunigianese, con i Comuni che hanno vissuto più direttamente l’esilio dantesco (Mulazzo e Tresana) che accelerano sul fronte dell’organizzazione. Il Comune di Tresana sta per porre in essere i cantieri per riqualificare il castello di Giovagallo, lo annuncia il primo cittadino Matteo Mastrini: «Il percorso di valorizzazione si è concretizzato nell'inserimento del castello fra i "Luoghi del Cuore Fai", dove è possibile sceglierlo per sostenerne il percorso di riqualificazione».

D'accordo con la famiglia Antoniotti, che è proprietaria del castello, il Comune sta lavorando al progetto di recupero: «Questo percorso serve a recuperare la nostra identità - afferma il sindaco - perchè il nostro territorio è ricco di storia e di cultura, ma c'è tanta strada da fare per restituire questi luoghi all'antico splendore. Non si tratta solo di un'occasione di conservazione e valorizzazione dei beni culturali, ma anche di una grande possibilità per il rilancio turistico di Tresana e della Lunigiana».

L’importanza dell’antico maniero nella permanenza dantesca in Lunigiana è appurata da scritti dell’epoca: “Un legame, quello fra l'antica rocca e il Sommo Poeta, profondo e solido, come testimoniato non solo da numerosi documenti, ma anche e soprattutto dalla Divina Commedia. Siamo nel Medioevo, nel cuore della Lunigiana: Giovagallo è un borgo cui la famiglia Malaspina lega la sua storia. L’antico feudo, che comprendeva anche i territori di Bola e Novegigola, in seguito a divisione, pervenne nel 1266 al marchese Manfredo Malaspina (detto “Il Lancia”, per la sua abilità nell’usare quest’arma). Questi edificò e ampliò un castello con borgo murato sopra una collina impervia, quasi inaccessibile e invalicabile su rocce affioranti, situata sulla destra del torrente Penolo. Il castello, lesionato dal tempo, di cui oggi non restano che i ruderi, era uno snodo strategico per le caratteristiche logistiche e strutturali: posto su un colle orientale del Monte Corneviglia, era circondato sia a est, sia a ovest da due gole profonde e raggiungibile via strada dal lato nord. Una posizione favorevole, utile alla difesa, ma poco adatta all’abitazione: la leggenda vuole che, in periodo di pace, il castello venisse abbandonato», racconta Mastrini.

La generosità dimostrata dai Malaspina valse una citazione da parte del Sommo Poeta nelle terzine della Divina Commedia, fissando per l’eternità il ricordo di due figure che non rappresentarono solo dei mecenati, ma delle anime affini per l’Alighieri. —

cristiano borghini



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