Il Tirreno

le risorse idriche 

“Gaia sprecona” domani pomeriggio comitati a convegno

DAVID CHIAPPUELLA

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massa CARRARA

“Dalla relazione annuale 2019 dello scorso 19 novembre, illustrata in diretta streaming dal direttore generale dell’Autorità idrica toscana Alessandro Mazzei, si sono appresi alcuni elementi critici e paradossali rispetto alla gestione del servizio di Gaia Spa, gestore dell’alta Toscana e della zona di costa”. Lo si legge nel comunicato che annuncia il secondo convegno nazionale sulla gestione del servizio idrico integrato di Gaia, società in house che serve 46 comuni, fissato per domani dalle 14,30 alle 17. All’iniziativa, promossa dal Coordinamento dei comitati e delle associazioni per la depurazione, le bonifiche e per la ripubblicizzazione del servizio idrico (Ccadbr), dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua e dall’Istituto “Zaccagna-Galilei”, si potrà accedere tramite il link https://iiszaccagnacarrara.webex.com/meet/sala2. A intervenire saranno diversi sindaci, assessori e consiglieri comunali del territorio. “Gaia, -scrive il Ccoordinamento – nel servire 1un terzo della popolazione, rispetto ad esempio a Publiacqua Spa, ha un numero maggiore di operai (262 Gaia 260 Publiacqua)”. La società, inoltre, “copre una superficie molto inferiore rispetto ad altri gestori (come Fiora, Publiacqua, Acque e Nuove Acque) e preleva quasi 68 milioni di metri cubi di acqua, fatturandone solo 29, con perdite idriche di oltre la metà del volume di acqua prelevato. La qualità tecnica del servizio idrico di Gaia, -proseguono i promotori del convegno- si trova nella penultima classe per le perdite idriche (classe D), nell’ultima classe per la qualità dell’acqua erogata (classe E) e sempre nell’ultima per l’adeguatezza del sistema fognario (classe E)”.

Il Coordinamento sostiene anche che la società avrebbe investito nell’anno 2019 solo la metà degli importi preventivati, sia per quanto riguarda gli investimenti lordi che quelli netti. La cifra investita pro-capite, infine, risulterebbe al di sotto della media nazionale. “Tutto ciò -conclude il Ccadbr- non fa che sottolineare che occorre cambiare questa gestione e andare verso un sistema di gestione consortile pubblica, ricordandoci sempre che l’acqua è un bene comune che va preservato”. —



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