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Covid, la consigliera-medico contro il reparto a Pontremoli:«Nessun soldo speso, così non può stare aperto»
La decisione di aprirlo arriva il 7 novembre, l'8 è operativo. "Impossibile fare lavori e interventi necessari in uno spazio di tempo così ridotto"
PONTREMOLI. È difficile immaginare un percorso più cervellotico di quello che ha portato l’ospedale di Pontremoli a ospitare i pazienti Covid. Dall’idea d’inizio pandemia che quasi bastasse la modularità adattabile del Noa, passando per i milioni investiti per i reparti cure intermedie e terapie intensive al Monoblocco e al vecchio ospedale di Massa, per arrivare a una comunicazione come fulmine a ciel sereno il 7 novembre: Pontremoli diventa Covid dal giorno dopo. Cosa è successo ai posti letto a Massa? Che problemi ci sono stati col personale? Domande che si fa anche la consigliera comunale del Pd, nonché medico transfusionista, Elisabetta Sordi.
«Gli investimenti sono stati fatti sull’area di costa, cioè sul Monoblocco di Carrara e sul vecchio ospedale di Massa. La decisione di aprire il reparto Covid è arrivata sabato 7 e la domenica era già attivo» inizia Sordi. Un’estemporaneità che ha avuto conseguenze.
«Bisognava attrezzare zone filtro e spogliatoi, che richiedono interventi precisi per evitare rischi di contagio. La possibilità di avere docce, area sporco/pulito divise e altro. Tutte queste cose nel reparto di medicina non c’erano e sono state approntate nel giro di poche ore», commenta Sordi.
Investimenti però nella provincia erano stati fatti durante l’emergenza. «In un primo momento si è parlato di cifre che poi non si sono realizzate probabilmente per questioni di tempo. Poi sono stati allestiti 14 posti al Monoblocco che dovevano essere di terapia intensiva, ad aprile lì sono arrivati i pazienti covid. Quindici giorni dopo sono stati trasferiti all’ospedale di Massa. Questo perchè, giustamente, lì c’era una coesistenza con i reparti di oncologia, la radiologia e i servizi aperti al pubblico. Questo però anche all’ospedale di Pontremoli». Dunque una criticità che esiste anche in Lunigiana.
Il reparto Covid deve essere chiuso? «Così come non può andare, lo abbiamo detto al di là dei colori politici anche in consiglio. Ci vogliono investimenti per dare garanzia di sicurezza a chi lavora e ai pazienti. Gli impianti di areazione, strutture adeguate per i cambi e altre cose. Per cambiare aria nel reparto Covid di Pontremoli è quella di aprire la finestra».
Quella di Sordi non è una posizione da “non nel mio giardino”. «Il punto non è che venga fatto un reparto in Lunigiana. Come operatrice sanitaria so che bisogna rispondere e lo stiamo facendo. Il problema è che gli investimenti della Regione ad aprile erano per creare 48 posti letti di degenza ordinaria più 28 d’intensiva. Ammettendo che i 26 allestiti sulla costa siano di intensiva ne mancano all’appello 48. Altri ne apriranno: esiste però un problema di personale, che capisco. In sei mesi non s’inventano infermieri o animatori. Però a Carrara c’è un reparto di cure intermedie non covid. Se ora il problema è avere reparti covid si chiuda quello e si riutilizzi il personale. Passata l’emergenza si riadatterà», conclude. —
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