Attenzione
«5000 imprese sono a rischio sparizione»
Il presidente Paolo Bedini sostiene che gli aiuti vadano misurati sul fatturato delle aziende, per valutare le oscillazioni del business
massa
Il baratro che si apre per le imprese va ancora misurato tutto e servirà probabilmente molto tempo per capire l’entità del danno che il periodo di emergenza che stiamo vivendo sta infliggendo all’economia del territorio. Cè però chi prova a mettere in fila dei dati, per fare delle previsioni e cercare eventuali soluzioni. O proporre ide. Senza adeguati ristori ed aiuti almeno 5 mila imprese apuo-lunigianesi rischiano di sparire a breve. In un caso su due si tratta di imprese aperte che hanno visto ridursi drasticamente il fatturato. A dirlo è proiezione è di Cna.
Secondo la principale associazione degli artigiani il criterio dei codici Ateco non è il criterio giusto per selezionare le imprese che hanno bisogno dei ristori. «Serve un criterio diverso da quello finora stabilito dai decreti ristori per tutelare artigiani, imprese, autonomi e professionisti delle filiere colpite dalle misure restrittive. – sentenzia Paolo Bedini, Presidente Cna Massa Carrara – Il criterio deve essere quello del fatturato. L’allargamento delle restrizioni su rende superflua la distinzione tra le attività chiuse per ordinanza e quelle che, pur rimanendo aperte, vedono il proprio giro d’affari fortemente ridimensionato».
Dunque una logica da ribaltare per riuscire a ottenere degli effetti che siano utili a chi lavora e trovino il favore del mondo dell’artigianato apuano.
È questo per Cna l’elemento per determinare chi ha diritto o meno al contributo a fondo perduto previsto dai decreti ristori è indispensabile adottare come criterio il calo di fatturato. «È’ l’unico strumento oggettivo per valutare le oscillazioni nel business di un’impresa. Altrettanto inadeguato è il periodo di riferimento sin qui stabilito: va ampliato, perché non tiene conto della fisiologica ciclicità che caratterizza i fatturati di molti settori. Per un’azienda del turismo, ad esempio, aprile è un periodo ben diverso da agosto. Le risorse, così come sono distribuite allo stato attuale, non sono sufficienti. Con questo meccanismo un quarto del sistema produttivo rischia di sparire a breve».
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