Il Tirreno

«Noi chiusi e la grande distribuzione vende»

Libero Red Dolce
«Noi chiusi e la grande distribuzione vende»

La denuncia di alcune esercenti di articoli per la casa e complementi d’arredo. «Ingiusto tenerci fermi e altri sono liberi»

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massa

Non hanno i grandi capannoni dove tenere le scorte, niente corridoi dedicati per venderli mentre i giorni passano. Gli articoli sono lì, nell’inutile attesa che una mano li acchiappi dallo scaffale per portarseli a casa. È la protesta di alcune esercenti che vendono prodotti per la casa e che si sentono schiacciate: da un lato l’impegno per affrontare la pandemia, le saracinesche abbassate; dall’alto la concorrenza che - denunciano - va avanti, specie nei negozi generalisti e nei supermercati. Dove i prodotti per la casa rimangono disponibili.

«Non sembra un lockdown», si lamenta Ilaria Antonucci titolare di Made in Ily a Carrara. «È quasi tutto aperto e il cittadino si dimentica quasi che alcune attività siano chiuse. Tanto è regolare la quotidianità. Siamo in pochissime attività chiuse e i nostri articoli vengono venduti regolarmente dalla grande distribuzione», aggiunge.

Chiede insomma maggiore chiarezza nelle regole. «Quindi se devo stare chiusa per un sacrificio comune lo faccio. Altrimenti questa cosa non ha senso».

Prova a spiegare cosa significhi restare chiusi in questo momento. «Con il negozio pieno di articoli natalizi abbiamo mille euro di merce da pagare ferma. Tasse e affitti. Noi non facciamo reso merce come la grande distribuzione», aggiunge Ilaria. «Tanto che le persone ignorano o si scordano che i negozi come il mio, e quelli di abbigliamento siano chiusi e possono solo fare domicilio. Mi sono addirittura sentita chiedere perché io sia chiusa. Gente che pensa che i soli ad essere chiusi siano i parrucchieri e gli estetisti. Errato: i parrucchieri sono aperti ad aspettare il cliente che pensa siano chiusi».

Quello che però amareggia particolarmente lei, come altri, è la disparità con la grande distribuzione. «I corridoi con i prodotti per la casa sono aperti. Perché lì si può vendere? Dove sta il sacrificio per la salute? Dove sta il fermarci un attimo per ridurre i rischi e gli intasamenti del pronto soccorso? Qual è la vera manovra?».

Anche Erika Pucci che gestisce, Fatto a Mano, a Massa, un negozio di oggettistica e complementi d’arredo, ha da ridire su quella che definisce «scarsa chiarezza». «Trovo assurdo negarmi la vendita di un complemento d’arredo che si può comprare su internet. Anche la grande distribuzione pare sia libera di vendere determinati articoli e in questo momento è davvero sconcertante». —

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