Il Tirreno

con la storyteller salvatori 

Il museo Guadagnucci fa sentire la sua voce e racconta belle storie

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massa

I piccoli musei alzano la voce, ma solo per far sentire belle storie. Questo lo slogan con cui l’associazione Nazionale Piccoli Musei, presieduta da Giancarlo dall’Ara, ha presentato l’iniziativa che accompagnerà i piccoli musei durante il secondo lockdown di questo 2020. Si tratta di un ciclo di letture ad alta voce che andranno a costituire una vera e propria biblioteca digitale sul canale YouTube, che racconterà le esperienze di ottanta musei di tutta Italia.

Il Museo Guadagnucci ha aderito all’iniziativa con il coinvolgimento di Elisabetta Salvatori, attrice e autrice versiliese, qui nei panni di storyteller del museo, che ha attivato un percorso di “archeologia” della memoria volto a scavare tra le fonti scritte ed orali per far emergere la vita, l’indole e l’impronta di “Gigi uomo”. Si tratta di un progetto che attraverso l’empatia consente alla comunità di instaurare un rapporto con il suo museo di riferimento e al contempo attiva un processo di “umanizzazione” delle sculture dell’artista massese. «Abbiamo sposato in pieno questa iniziativa – dichiara l’assessore alla Cultura del Comune di Massa Nadia Marnica - che credo possa mantenere vivo il profondo legame tra la figura di Gigi Guadagnucci e l’intera città».

Sei capitoli raccontati ad alta voce e veicolati sul profilo facebook del museo @museoguadagnucci anticipano la lettura on line all’interno del palinsesto del Teatro dei Servi e poi realizzata dal vivo in presenza di pubblico non appena sarà consentito.

L’amministrazione comunale è particolarmente felice per il ciclo di azioni “Il Museo va in città” a cura di Cinzia Compalati, direttrice del Guadagnucci, che dimostra nei fatti l’attenzione dell’Ente alla vitalità del Museo e della Cultura locale in generale.

Elisabetta Salvatori nasce in Versilia, dopo gli studi artistici scopre il teatro e comincia a raccontare. Inizia con le favole: ogni storia che racconta è racchiusa in una valigia, come un piccolo teatrino viaggiante. Poi si avvicina alla narrazione per adulti e in scena rimane solo la sua voce che in alcuni racconti, quelli dedicati alla sua terra, sa intrecciarsi al dialetto versiliese con delicatezza e maestria. Le vicende che sceglie sono vere, il linguaggio è intimo, reale semplice e per questo dirompente, rende vive le sue trame, cattura chi ascolta. Sentire la sua voce, con tutti i suoi colori, porta lontano. —

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