Il Tirreno

L’emergenza coronavirus 

La vita sospesa di Silvia in attesa dell’esito del tampone

cristiano borghini
La vita sospesa di Silvia in attesa dell’esito del tampone

La giovane donna colpita dal Covid 19 aspetta da 20 giorni i risultati del test «Impossibile contattare l’Asl, intanto resto chiusa in casa, nell’incertezza»

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AULLA

L’emergenza sanitaria non sta imprimendo pressione solo sulle strutture sanitarie, ormai tornate ai livelli della scorsa primavera, ma anche e forse soprattutto sta generando una sensazione di incertezza tra i cittadini che hanno contratto il coronavirus, trascinandoli, in alcuni casi, in un limbo fatto di burocrazia e ritardi, con la conseguenza di rallentare il tracciamento sul territorio, fondamentale per l’interruzione della catena dei contagi.

È la disavventura simile che sta vivendo Silvia Cantoni, giovane aullese che il 30 ottobre scorso è risultata positiva al Covid. Da quel fatidico giorno sono passati più di 20 lunghi giorni, fatti di rimpalli e di isolamento, di notizie sospese, dovendosi districare nella giungla dei call center e dei servizi web della Regione, con un esito che ancora fatica ad arrivare nonostante la giovane abbia più volte segnalato la sua situazione. Silvia è di fatto ostaggio del secondo tampone di controllo, quello che dovrebbe certificare la negativizzazione e, quindi, la possibilità di uscire da questo lunghissimo tunnel.

«Ho contratto il Covid e sin dai primi sintomi ho allertato il mio medico di famiglia per effettuare il tampone. – racconta Silvia – tutto è cominciato con il tracciamento: ero stata a contatto con persone risultate positive e l’Asl mi ha prescfritto il tampone di controllo. Il 30 ottobre mi sono sottoposta al testo e due giorni dopo mi è stata confermata la positività. La malattia si è manifestata con sintomi severi: perdita del gusto e dell’olfatto, febbre, nausea, diarrea e vomito. I dolori erano così forti che la notte non riuscivo a dormire, ritrovandomi a passeggiare per casa, con una costante sensazione di respiro mancante. Il 4 novembre è toccato al mio convivente Andrea sottoporsi al tampone, essendo stato colto anche lui da episodio febbrile. E anche lui è risultato positivo».

Fin qui, una delle ormai tantissime storie di pandemia, con una capacità di reazione dell’Asl soddisfacente. Ma poi, iniziano altri problemi. «Dopo otto giorni – racconta ancora Silvia – mi hanno fatto il tampone di controllo, nonostante il protocollo dica che ne debbano passare dieci. Passate le 48 ore ho sollecitato l’esito attraverso la piattaforma sul sito della Regione Toscana che invita a inoltrare la segnalazione in caso si passasse questo limite temporale. Ad oggi, 19 Novembre (ieri per chi legge) non ho ancora una risposta».

Neppure contattando gli addetti al centralino creato appositamente la giovane riesce ad avere notizie: «Il call center è occupato o non risponde, sempre. L’Ufficio di igiene ha costantemente la modalità di attesa attivata. – spiega affranta Silvia – Io capisco tutte le difficoltà, comprendo che possano avere anche finito i reagenti e che le richieste da processare siano tante, ma un ritardo di 20 giorni non è comprensibile. Non si può lasciare sequestrate in casa le persone senza indicazioni».

Un’altra problematica sarebbe la sorveglianza attiva che dovrebbe stabilire un contatto diretto con gli ammalati tutti i giorni, tramite telefono o mail, in modo da monitorare il decorso della malattia ed il rispetto della quarantena: «Durante l’autoisolamento ho ricevuto solo due chiamate, per motivi burocratici. Negli altri giorni nulla. Può questo sistema basarsi solamente sulla fiducia?» Il prolungato isolamento, che si somma a quello, lunghissimo, già effettuato a Marzo: »io e il mio ragazzo la stiamo vivendo malissimo, siamo preda dell’incertezza. La mia non è una lamentale, ma mi pongo interrogativi: può funzionare il tracciamento in questo modo? Occorre trovare una soluzione». —



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