Il Tirreno

«Alla Don Gnocchi situazione è diventata insostenibile»

m.l.

Il sindacato usb e la struttura di fivizzano 

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FIVIZZANO

«Il reparto Covid al Polo Specialistico Don Gnocchi ha creato una situazione insostenibile per il personale e per i degenti». Lo sostiene con una nota l’Usb (Unione Sindacale di Base) che segnala quanto sta accadendo. «A fine ottobre – scrive Usb – si diceva che la struttura veniva blindata per ospitare cittadini infettati da Covid 19. Il personale all’inizio è all’oscuro di tutto, non avendo ricevuto nessuna comunicazione ufficiale. Le richieste di chiarimenti al dirigente medico e alla direzione della Fondazione da parte dell’organico rimangono inevase. Di fatto l’accordo con la Asl è stato siglato il 28 ottobre ma, in perfetto stile della dirigenza, tenuto segreto alle maestranze. E sabato 31 ottobre i dipendenti vengono convocati per una riunione urgente che si terrà lunedì 2 novembre, convocazione avvenuta tramite gruppi WhatsApp e solo in un secondo momento con regolare annuncio affisso in bacheca. Durante la riunione, alla presenza di una trentina di dipendenti, dal Direttore e dalla dirigente del personale, viene comunicato ufficialmente che la struttura ha risposto positivamente alla richiesta Asl di creare posti letto adibiti a ricevere pazienti Covid». Si sottolinea che la richiesta è di 52 letti «a fronte della scarsa capienza dell’edificio e di una presenza molto limitata di dipendenti in servizio, perché già decimanti dall’infezione, da infortuni e malattie, a causa della difficoltà a reperire altro personale».

Si passa ad oggi «molti operatori sono stremati da turni di lavoro che cambiano quasi giornalmente, dai rientri per sopperire alle assenze dei colleghi, dai giorni di riposo saltati dopo le notti». Per l’Unione Sindacale di Base «in questa condizione la dirigenza ha dato in mano all’Asl la struttura, sapendo a priori che non sarebbe mai riuscita a coprire la mancanza di personale per assistere dignitosamente ogni singolo paziente come dovrebbe essere».

Insomma viene descritta una situazione drammatica «gli operatori corrono da una parte all’altra del reparto cercando di fare del loro meglio. I fisioterapisti aiutano gli Oss, i medici aiutano gli infermieri, nessuno ha più un ruolo preciso e definito». Per Usb «tutto il personale avrebbe diritto ad una piccola pausa a metà mattina, per idratarsi (le tute anti Covid tenute per ore si trasformano in saune), per espletare i propri bisogni fisiologici, ma il più delle volte non riescono ad andare in pausa e passano 8 ore dentro la stessa tuta, dentro le stesse mura, respirando male con la mascherina e senza la possibilità di fermarsi un attimo». Altre situazioni molto gravi vengono descritte. Infine «quella in corso è un’emergenza, per la quale il personale sanitario è pronto, come dimostrato anche nel primo lock down, ma per questo occorre un effettivo supporto organizzativo e gestionale efficiente. La Fondazione non doveva firmare un contratto con la Asl per 52 posti letto, perché allo stato attuale non sono gestibili. In questi ultimi giorni in reparto sono ricoverati 37 pazienti su due piani e spesso gli operatori non bastano».



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