Sicurezza
La Cgil: «Ctt ci chiama colleghi ma sfrutta i lavoratori»
Il sindacato accusa l’azienda di imporre ferie forzate e cassa integrazione, di negare il diritto a pause pasto e di allungare i tempi di attività
massa carrara
Non è da oggi che tra in Ctt Nord, la società che gestisce il trasporto urbano nelle provincie di Livorno, Pisa, Lucca, Massa e, marginalmente, Pistoiae i suoi dipendenti c’è una situazione di conflittualità. Una tensione che in questi giorni sta diventando più acuta, come segnala un intervento della Rsa di Filt Cgi in cui si accusa l’azienda di fare lauti profitti sulle spalle dei dipendenti.
«Siamo stati privati di un contratto di secondo livello dal 2013 (quando Ctt accorpò le altre aziende locali) e a nulla sono valsi decine di incontri e ore di trattativa. La dirigenza di Ctt Nord ha avuto come unico obbiettivo il raggiungimento del massimo profitto, senza prendere mai veramente a cuore la qualità del servizio reso e soprattutto, svalutando all’inverosimile il proprio capitale umano», accusa il sindacato.
«Sfruttando tutti i cavilli di legge e le carenze contrattuali – prosegue –, Ctt Nord ha peggiorato costantemente la qualità della vita, non solo lavorativa, ma anche privata, dei propri dipendenti. Prova ne sono l’allungamento dei nastri lavorativi, la riduzione o azzeramento dei pochi contributi agli enti “sociali” presenti nelle aziende storiche (Cral e “Cassine”), l’incertezza constante della possibilità di fruire delle ferie (anche quando chieste con mesi di anticipo) e la possibilità di fruire degnamente del pasto.E ultimo ma non per ultimo, una riduzione sostanziale degli stipendi e una marcata differenziazione salariale tra lavoratori che svolgono la stessa mansione. Siamo stati tacciati da vagabondi, assenteisti, disfattisti. Il tutto mentre i soci di Ctt Nord si dividevano per anni, utili milionari. Da marzo stiamo affrontando, con il resto del mondo, questa terribile pandemia, legata al Covid. Ci sono state imposte ferie forzate e cassa integrazione.Ci è stato chiesto, come servizio essenziale, di prestare anche nei momenti più difficili della pandemia, la nostra opera lavorativa. E così abbiamo fatto. Affrontando non solo il rischio di un infezione, ma anche le difficoltà quotidiane che questa situazione ha comportato (bere un caffè caldo, trovare un bagno). Senza mai tirarci indietro».
Ebbene, accusa la Cgil, «durante questo periodo, più volte, presidente e amministratore delegato di Ctt si sono rivolti a noi chiamandoci “Cari Colleghi”, per elogiarci dell’operato svolto, e questo, a fronte della realtà che abbiamo descritto, suona come una beffa piuttosto che come un complimento. Oggi purtroppo la situazione sanitaria sta nuovamente peggiorando. Stiamo da mesi richiedendo che almeno ci sia riconosciuta la possibilità di usufruire di un pasto certo e dignitoso. A breve vi sarà un incontro tra i delegati sindacali e l’azienda. Auspichiamo che, se veramente noi siamo per la dirigenza dei colleghi, ci trattino col dovuto rispetto, anteponendo finalmente la nostra salute alle logiche del profitto». —
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