Sicurezza
«Serve equilibrio, no a vassallaggi antistorici»
I sindacati e i ricorsi, Andrea Figaia (Cisl): «La montagna per il mondo dell’impresa è considerata di piena proprietà»
Carrara
Quasi cinquanta ricorsi al Tar della Toscana contro piazza II Giugno: dal regolamento degli agri marmiferi alle tariffe. Si riaccende il dibattito attorno al lapideo, dopo la pioggia di “carte bollate” indirizzate a palazzo civico da varie imprese del settore e dopo l'ottobre “caldo” che si era concluso con la manifestazione del collettivo Athamanta (e di altre realtà del fronte ambientalista). E così, dopo le parole, sui ricorsi, del sindaco Francesco De Pasquale e del vice Matteo Martinelli e quelle del presidente di Confindustria Massa Carrara, Matteo Venturi, di questi giorni, arrivano anche quelle dalle sigle sindacali.
I sindacati.
«Anni di concertazione a livello regionale e – quando ci chiamano – a livello comunale o di distretto lapideo e poi “fatta la festa gabbato lo santo”, nel senso che preso quello che si poteva prendere a livello di trattativa, poi, un minuto dopo, si parte con le cause come se niente fosse, per la felicità “professionale” di un bel gruppetto di legali sempre più specializzati in merito. A parte la correttezza relazionale, o meno, di simili comportamenti, rimane da sottolineare come la visione del mondo industriale del lapideo sia legata al principio della piena proprietà senza alcun limite di interi pezzi di montagna. Ogni livello giurisdizionale viene adito, ogni possibilità o micro-dettaglio viene ampliato, qualunque difficoltà del singolo livello amministrativo comunale, passata al setaccio, con impegno e puntigliosità, da esperti del settore con risorse “illimitate” di spesa», il commento di Andrea Figaia (Cisl Toscana Nord) che aggiunge: «In un mondo dove la politica e le istituzioni spesso fanno un passo indietro – anche per incapacità – il privato potrà acquisire spazi e agibilità che in questo settore aveva mai avuto. Per noi che siamo legati a concetti che non riteniamo “nostalgici”, ma invece concreti e fattivi, come rispetto dell'ambiente, sicurezza, garanzia di lavoro e buona retribuzione (visto che si escavano montagne) senza, di fatto, un confronto a questo punto onesto e concreto tra parti sociali, vedere questa pioggia di ricorsi fa pensare alla necessità di contrapporre al nuovo pensiero dominante un altro pensiero, quello dell'equilibrio e del bene comune. Il principio alla fine dovrà essere quello della proprietà privata, della messa a gara delle concessioni, unica modalità, europea in toto, di salvaguardia del principio comunitario del libero scambio di beni. Senza vassallaggi antistorici».
«I contenziosi legali non fanno bene, perché in questo modo non si creano le condizioni di superamento del nervosismo che nell'ultimo periodo specialmente è attorno al settore del lapideo. Francamente non mi aspettavo un numero così elevato di ricorsi...», il punto di Leonardo Quadrelli, (Fillea Cgil di Massa-Carrara).
Le carte.
Due, come scritto nei giorni, su 47, i ricorsi collettivi, con una trentina di aziende e la Confindustria apuana capofila. Quello più corposo, condensato in un centinaio di pagine, contro il neo regolamento degli agri marmiferi comunali. Le aziende contestano tra gli altri nodi quello attorno alle concessioni livellarie. E nelle pagine iniziali, nella cronistoria sul “contratto di livello”, viene ripresa un'altra annosa questione, quella dei “beni estimati”. «I ricorrenti – si legge – sono in parte proprietari di cave o di porzioni di cave storicamente definite come “beni estimati” (v. Corte Cost. sent. 228/2016), e in parte, in relazione agli agri marmiferi comunali, titolari di diritti di livello (livellari), concessi perpetuamente sulla base della legislazione estense»; e ancora: «La stragrande maggioranza degli agri marmiferi comunali, da tenere distinti rispetto ai beni privati comunemente denominati “Beni Estimati”, è coltivata dai concessionari, tra cui gli odierni ricorrenti, in virtù dei livelli attribuiti precedentemente all’entrata in vigore del primo Regolamento degli agri marmiferi comunali».
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