Il Tirreno

l’inchiesta sul caporalato 

Scena muta degli indagati al primo interrogatorio

Scena muta degli indagati al primo interrogatorio

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LA SPEZIA

Hanno fatto scena muta nell'interrogatorio di garanzia i sette cittadini del Bangladesh arrestati martedì scorso dalla Guardia di Finanza della Spezia nell'ambito della maxi inchiesta che ha permesso di sgominare una banda dedita al caporalato nei lavori sugli yacht: nel mirino Gs Painting srl, società con 150 dipendenti, per la maggior parte provenienti dal Bangladesh, che lavora in subappalto nei principali cantieri dello spezzino e della parte alta della Toscana (San Lorenzo spa, Baglietto e Nca, tutti estranei ai fatti). I sette indagati hanno comunicato al giudice per le indagini preliminari la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere. Gli arrestati (oltre a loro c'è un commercialista italiano ai domiciliari ad Ancona) avrebbero costretto gli operai, pagati 4 euro all'ora, a turni massacranti, vessazioni, a restituire parte della busta paga e ad andare al lavoro anche con la febbre, violando le norme anticovid.

Intanto, uno dei sette bengalesi destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare è risultato positivo al Covid-19. L'uomo è stato successivamente sottoposto al tampone molecolare e poi destinato a un'area del carcere isolata e attrezzata secondo i protocolli anti Covid-19.

E in proposito di contagi, uno degli interrogativi che ha spinto gli inquirenti ad aprire un nuovo filone di indagine nell'ambito della maxi inchiesta sul caporalato è quello legato al fatto che i lavoratori sarebbero stati costreti ad andare al lavoro anche se malati e infettati dal coronavirus. Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche si evince che gli operai venivano obbligati nel picco della pandemia a recarsi ugualmente in cantiere nonostante fossero febbricitanti, hanno portato gli investigatori a spostare la propria attenzione sulla possibile violazione delle prescrizioni sanitarie. Fonti investigative confermano l'avvio di verifiche finalizzate ad accertare l'eventuale presenza nei cantieri nautici di lavoratori che, pur positivi al virus, avrebbero violato la quarantena disposta dall'autorità sanitaria e si sarebbero recati ugualmente al lavoro, diventando fonte di diffusione del virus e di contagio per gli altri lavoratori. —

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