Italia
È scattata la corsa all’ultimo acquisto ma i negozianti sono scoraggiati
Alessandra Caffaz: non capiamo perché ci richiudono nei nostri esercizi commerciali non ci sono assembramenti
/ carrara
Puoi comprare un paio di mutande ma non un paio di stivali, puoi comprare i chiodi in ferramenta ma devi rinunciare agli orecchini. Questo l'effetto dell'ultimo decreto ministeriale a contenimento dei contagi. Una bella batosta per molti commercianti, che in questa chiusura forzata vedono giocando sulle parole una forzatura. E non solo. Alcuni sostengono che nei negozi di abbigliamento come in quelli delle calzature a differenza dei supermercati non ci siano assembramenti o file. Così per Nando Guadagni, lui i suoi negozi di Avenza e Marina di Carrara li deve chiudere: «uomo e donna li dobbiamo chiudere - spiega - resta aperto il negozio per bambini di via Gino Menconi perchè cambia il codice Ateco. Aggiungo anche che è inutile lasciare aperti i negozi se la gente non può uscire. Ma si possono fare le file davanti ai supermercati e alle farmacie. Cosa cambia? A marzo c'erano file di ore e assembramenti fuori dai supermercati. Non capisco questo genere di file, non siamo in guerra, il cibo c'è e i rifornimenti arrivano puntualmente. Se vogliamo salvaguardare la salute pubblica si deve aprire per gradi, trovare soluzioni per dimezzare queste file. In caso contrario saranno sempre i soliti ad essere colpiti - prosegue - e già che ci sono voglio sollevare la questione del ponte di via Gino Menconi. Adesso che siamo in semi lockdown gli operai continueranno a lavorare? Sarebbe il caso che amministrazione comunale e regione firmassero un'ordinanza per andare avanti con i lavori, perchè sennò quando riaprirà il ponte i negozi saranno tutti chiusi. E questo sarà ribattezzato il ponte dei sospiri». Dell'inutilità del decreto sulla chiusura dei negozi di abbigliamento per evitare assembramenti insiste anche Alessandra Caffaz del negozio White di piazza Alberica: «parliamoci chiaro - dice - i negozi di abbigliamento al dettaglio non sono luoghi dove pullulano famiglie e numerose persone, magari fosse così. Non vedo la differenza tra una persona che va in farmacia, al supermercato, dal parrucchiere e quella che una che entra nel negozio di abbigliamento. Gli assembramenti da noi non ci sono, in altre categorie merceologiche sì. Quindi non vedo il senso di questa scrematura. Credo sarebbe stato più opportuno pensare ad entrate contingentate ovunque, e spendere i soldi del bonus monopattino e dei banchi a rotelle potenziando la sanità, perchè di questa seconda ondata si sapeva. E poi a Natale ci rifaranno aprire?» Scoraggiato anche il commerciante più battagliero di Avenza, Cesare Micheloni del negozio di abbigliamento Gli Svalvolati: «non vedo differenza tra zona arancione e rossa - dice - dopo la chiusura dei bar e dei ristoranti la gente in giro non c'era già più. Con la zona arancione gli incassi erano già calati di oltre il 40%, in questa situazione come si fa a sostenere costi e morale? Io ho provato a tenere aperto la scorsa domenica, fare il dieci per cento i sconto, ma non viene nessuno. Ce solo la speranza che questo ulteriore sacrificio possa servire a farci riaprire a dicembre». Giù di morale anche Lucia Fiori dell'omonima gioielleria di via 7 Luglio a Carrara:«questa chiusura è penalizzante perchè novembre è un mese dove le persone vengono pensando al Natale, guardano, si fanno mettere via le cose, fissano. E' un bel problema. L'unica cosa che posso fare e promuovere gli articoli sui social e poi metterli da parte. Per Natale ci sarà una promozione sui prodotti della Carrarese con il nuovo portachiavi». Al contrario a Marina di Carrara nel negozio di Milani vendite speciali e pienone per gli acquisti Natalizi super anticipati. —
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