Attenzione
Stressati e sottopagati: i “multiservizi” in piazza
I lavoratori di pulizie e servizi chiedono il rinnovo del contratto scaduto dal 2013: «Part-time imposti, salario di 7,30 euro lorde e straordinari come routine»
Massa
Salari al passo con i tempi e rispetto del lavoro svolto. A chiederlo sono, ancora una volta, i tanti lavoratori e lavoratrici del comparto dei multiservizi, che ieri si sono ritrovati in piazza Aranci con Cgil Filcams, Cisl Fisascat e Uil trasporti per un presidio di protesta, in contemporanea ad altre piazze italiane.
Quello dei multiservizi è un settore che interessa ogni ambito lavorativo, e che conta circa 600.000 dipendenti in tutta Italia: uomini e donne, che ogni giorno puliscono ospedali e case di cura, trasportano medicinali, sanificano uffici postali, supermercati, scuole. Persone che dall’inizio dell’emergenza sanitaria hanno ricevuto montagne di elogi dall’opinione pubblica, fameliche attenzioni dalle forze politiche prima delle elezioni regionali, e troppe illusioni. Da sette anni chiedono a gran voce il rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto già due volte dal 2013. Ma non si tratta di una partita facile. I vari tentativi per trovare un accordo non sono mai andati a buon fine a causa, a detta dei sindacati, della mancata intesa tra “colossi” come Confindustria e Lega delle Cooperative.
Simone Pialli, sindacalista Cisl, spiega amaramente che «ieri c’è stato un incontro a livello nazionale, e siamo quasi arrivati alla firma. Ma le parti datoriali sono molto frastagliate e come al solito non si sono trovate d’accordo. La battaglia è molto dura, perché la diversità delle forze in campo si può vedere anche dalla gente in questa piazza: ci sono persone che lavorano dentro il Pignone, negli ospedali, nei trasporti dei farmaci, in aziende che lavorano con appalti pubblici e privati. Non è facile trovare una soluzione che vada bene a tutti».
Antonella Ghilardi di Cgil restituisce lo spaccato di questi lavoratori: «Sono in gran parte donne e madri, con famiglie monoreddito e contratti part-time “imposti”. In linea di massima ricevono 7,30 euro lordi l’ora per fare un lavoro usurante, anche se sono persone qualificate, responsabili e in questo momento responsabilizzate. Solo il rinnovo del contratto collettivo nazionale consentirà l'aumento, perché non ci sono scatti di anzianità. Oltretutto molte delle aziende in questione, "grazie" all'emergenza, stanno guadagnando sulla pelle dei lavoratori».
Con i contratti collettivi scaduti, si ricorre ad altre formule, racconta Angelo Lieti di Uil Trasporti, «tutti i contratti al momento sono individuali, dalle 15 alle 30 ore settimanali.
Gli orari part-time sono diventati consuetudine, sebbene il contratto di riferimento sia a tempo indeterminato, da 40 ore settimanali». Ma non è detto che facciano soltanto quelle ore previste dal contratto, anzi; spesso e volentieri si ricorre alle ore supplementari, vale a dire il lavoro prestato oltre l’orario concordato, praticamente una ruotine: «Fino alle 40 ore settimanali si parla di “supplementare”: il lavoratore riceve il 28% in più rispetto la paga base, ma comprende i ratei di tredicesima, quattordicesima e Tfr, che sono più di questa percentuale. Alla fine il lavoratore prende meno della paga ordinaria, ed è questo il motivo per cui molte aziende fanno fare migliaia di ore supplementari». L’impasse prosegue, a scapito di migliaia di lavoratori, inchiodati a contratti slegati dalla realtà ed ormai stanchi di così tanta retorica. —
ivan zambelli
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