Il Tirreno

Fivizzano 

Loris Jacopo Bononi “lunigiano”, cosmopolita e signore del Terziere

m.l.
Loris Jacopo Bononi
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Loris Jacopo Bononi

Il ricordo del nipote a otto anni dalla scomparsa del poeta scrittore e farmacologo: “Eri la cometa per la famiglia e potevi bruciare chi ti si avvicinava”

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FIVIZZANO

Otto anni fa se ne andava il compianto Loris Jacopo Bononi, illustre farmacologo, scrittore e poeta fivizzanese conosciuto in ambito nazionale. Si è spento il 12 novembre del 2012 e indelebile è il ricordo del nipote Jacopo Bononi, vice presidente della Fondazione dedicata al caro zio, che tra l’altro negli anni settanta aveva restaurato il castello di Castiglione del Terziere, Bagnone, diventato un importante centro culturale, raccogliendovi migliaia di libri delle prime edizioni e numerosi incunaboli.

«Mi ricordo di te –scrive il nipote- ogni volta che passa un anno da quel 12 novembre 2012 quando ebbi la notizia ero a Brescia. Un vuoto si è aperto e ancora non si colma. Non si colmerà mai. L’immagine di me e di te sugli spalti del Terziere ancora da sistemare sono il nostro ricordo più antico e più efficace insieme. Poi ci sono le nostre fugaci visite al Ponte di Pognana, nella grande casa dei cugini, durante le feste natalizie, dove mi portavi, forse anche figlio surrogato di una vita in corsa».

Jacopo prosegue così: «Mi ricordo di te, mio scudiero in momenti difficili alle prese con quel cattolicesimo bacchettone che hai sempre rifiutato e di cui tu ne scrissi a chi di dovere, in un periodo che fu per me di traumatico bivio tra l’innocenza geniale e la concretezza della discesa, inesorabile. Erano anni in cui transitava la tua vita fatta di grandi avventure, di enormi slanci, carriere accademiche e dirigenze industriali, a volte avventurose, al limite. Mi ricordo di te. Il castello dei ‘tanti sassi’ da mettere a posto e poi il castello delle serate con gli amici cantori e il mio essere coccolato come Jacopino, da distinguere dal tuo essere per tutti Jacopo, confidenziale e letterario. Le tue infinite letture, sempre rivolte ad un pubblico attentissimo e coinvolto e stravolto dal tuo incedere violento e drammatico, al tempo stesso, dei tuoi scritti. Sia che fossero la letteratura la più alta forse del secolo scorso sia a sfondo storico e umanistico. Mi ricordo. Là, dove questa passione per la storia e gli amori locali aveva preso forma, grazie a mio padre che ti spronò, negli anni del tuo folgorante uscire dal natìo borgo a ritornarvi per ‘acquisire la consapevolezza di chi si è e comportarsi da tali’, così come amavi ripetere. Mi ricordo di te. Sei stato faro e scia di cometa per tutta la tua famiglia e spesso era l’avvicinarsi troppo a generare l’incendio: bruciava starti vicino, si sentiva in ogni istante la presenza del genio e della difficoltà a rapportarvisi nel quotidiano. Essere stato tuo nipote non è stato facile e che questo apparente agiografico ricordo non sia tale in chi legge. Eppure in quel giorno di novembre di otto anni fa il calore e la luce di quella scia di cometa che si è spenta hanno lasciato lo spazio solo al vuoto: un vuoto cosmico, inarrivabile e inaccessibile sebbene sia intorno a noi. Mi ricordo di te. Non ci sarebbero le parole, i gesti o le intenzioni adeguati, eppure vanno trovati, guardando dentro di noi, come ci costringevi a fare ogni qual volta quella scia ci si avvicinava».

Loris Jacopo Bononi nacque a Fivizzano nel 1929. Fu "lunigiano" e cosmopolita al tempo stesso e di lui Pasolini scrisse pagine di elogio recensendo nel 1969 il suo Diario Postumo, uno dei suoi libri di maggiore successo. Laureato in medicina fu un affermato docente universitario e dirigente industriale di successo nel settore farmaceutico. Negli anni trascorsi a Roma aveva conosciuto personaggi come Luchino Visconti e Federico Fellini e pubblicò tre libri che lo fecero considerare tra i maggiori scrittori del Novecento. —

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