Il Tirreno

Massa Città in Comune 

«Una banca dati sul settore lapideo gestita dal pubblico»

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Massa

«Lo scontro sui giornali tra Legambiente e Confindustria (di cui parliamo anche in cronaca di Carrara, ndr) evidenzia la necessità di istituire una banca dati relativa al settore lapideo gestita dal pubblico»: lo sostiene Massa Città in Comune. E aggiunge: «Siamo stanchi di assistere inermi a scambi di accuse che somigliano ad una partita di ping pong, giocata senza arbitro. Per ridurre il conflitto che si respira all'ombra delle Apuane, proponiamo che venga costituita una banca dati pubblica e aperta, nella quale confluiscano le informazioni delle aziende del marmo in regime di concessione. Vogliamo una volta per tutte conoscere con certezza dati come quelli sulle catene societarie di controllo, di bilancio, dati sulle certificazioni ambientali e sociali ottenute, sui numeri relativi alla manodopera impiegata, sia in termini di quantità che di qualità. Ciò che chiediamo non è una semplice operazione di trasparenza, stiamo parlando di una infrastruttura immateriale ma fondamentale per creare una conoscenza condivisa sul settore marmo, un'infrastruttura che aiuti a ridurre lo scontro fra fazioni, purtroppo fondato sulla disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza da parte del capitalismo estrattivo». «Buona parte delle aziende di escavazione operano in regime di concessione pubblica. La legislazione in materia si sta evolvendo velocemente come dimostra il caso del Comune di Milano, dove a inizio ottobre un parere è stato consegnato al sindaco Sala per individuare il “titolare effettivo” delle concessioni e/o degli appalti comunali. Questo percorso è tracciato dalla normativa europea, tant’è che il Lussemburgo ha già istituito il Registro dei Titolari Effettivi, quindi per le cave in concessione nel breve tempo diventerà obbligatorio dire chi è il titolare effettivo delle concessioni. Dati aperti, accessibili, gratuiti permetterebbero alle comunità apuane di evolversi nei rapporti con le municipalità, portando una mole di studiosi a poter fornire gratuitamente il loro contributo allo studio del settore estrattivo, questo è importante soprattutto per le piccole municipalità dove le risorse sono limitate. Lo vediamo con la campagna per avere dati aperti sulla pandemia Covid19 lanciata dalla Fondazione Gimbe. Tenere segreti i dati porta al giudizio negativo che il 99% delle comunità che vivono all’ombra delle Alpi Apuane hanno dei capitalisti estrattivi. Nel 2020 ricorrere al Tar contro il tracciamento del blocco è la dimostrazione di come la classe capitalistica del marmo sia rimasta ferma all’800».

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