Il Tirreno

Sanlorenzo: pronti a costituirci parte civile 

La testimonianza: «Preso a calci, dovevo lavorare 7 giorni su 7»

T.I.

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La Spezia

«Dovevo lavorare sette giorni su sette. L’ho fatto anche a Natale e a Pasqua. Non ho mai fatto ferie e non sono stato pagato quando sono rimasto a casa per malattia. In cantiere sono stato preso a calci e ho subito minacce pesanti: il caporale diceva che avrebbe stuprato mia madre perché lavoravo come una checca». È il 29 giugno scorso quando un ex dipendente della Gs Painting srl - la società finita al centro di una maxi-operazione della Guardia di finanza che ieri, su ordine del giudice per le indagini preliminari Mario De Bellis, ha arrestato otto persone - inizia a parlare. Racconta una storia densa di sofferenza, di un uomo nato in Bangladesh, nella povertà più assoluta, ma arrivato in Italia con una valigia piena di sogni. Un uomo però finito nella morsa di un gruppo criminale pronto a rendergli la vita un inferno pur di arricchirsi. La sua testimonianza, insieme a quella di altri cinque colleghi,verrà usata dagli investigatori della Guardia di finanza, coordinati dal procuratore capo Antonio Patrono e diretti dal comandante provinciale Massimo Benassi, per gettare le fondamenta di un impianto accusatorio arricchito successivamente con intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre a riscontri documentali. «Spesso mi venivano consegnate buste paga - osserva l’operaio - con importi molto più alti rispetto a quanto calcolato sulla base del pattuito (5 euro l’ora, ndr). Ricevevo il pagamento degli stipendi tramite bonifico bancario sul conto corrente, con l’obbligo, quando la busta era gonfiata di prelevarne una parte, circa 1200 euro, precisamente indicata a voce dai capi cantiere Rony, Atik i o Tanbir. Il denaro poi dovevo consegnarlo proprio a loro. In diciotto mesi ho restituito circa 8 mila euro».

L’obbligo della spesa

Lo stesso testimone svela ai finanzieri del Gruppo, agli ordini del maggiore Luigi Mennella, un altro dettaglio che la dice lunga su quali fossero le condizioni di lavoro dei dipendenti della Gs Painting amministrata da Mahmud Bin Rauf, 36 anni, bengalese, considerato la figura apicale dell’organizzazione. «Tutti gli operai - continua l’uomo - avevano l’obbligo di fare la spesa nel negozio situato in viale Garibaldi, qui alla Spezia, perché di proprietà di Ibne, il fratello del capo dell’azienda Bin Rauf. Altrimenti ci avrebbero maltrattato in cantiere dove, tra le altre cose, si poteva andare in bagno soltanto a inizio turno per evitare perdite di tempo». L’inchiesta - che ha portato anche all’arresto di Awesh Alam, del consulente Diego Pasca (domiciliari), di Ibne Boktier, Atiqur Rahaman, Animur Rahman, Anwar Hossain e Rony Mohammed, oltre al sequestro di un milione di euro in quote societarie e immobili - è nata dopo un controllo in materia di lavoro compiuto dalla Guardia di finanza nel luglio 2019 ai cantieri navali Baglietto dove Gs Painting lavorava in subappalto.

Le repliche

Da Baglietto filtra la volontà di dare «il massimo supporto alle autorità inquirenti», mentre Sanlorenzo spa, altra società che s’avvale della Gs, aggiunge anche i sistemi di controllo usati nel cantiere «sono rigorosi e includono espressamente, tra i vari principi, la massima tutela dei lavoratori. Tale rigida disciplina - si legge in una nota di Sanlorenzo - può essere stata elusa solo con comportamenti molto gravi e che il gruppo considera inaccettabili. Sanlorenzo ha appreso con sorpresa e indignazione di tali condotte, che emergono da attività investigative e non avrebbero potuto manifestarsi altrimenti. Condotte che contrastano nettamente con i valori etici, morali e di sostenibilità sociale che il gruppo persegue fermamente da anni. A tale riguardo non è esclusa la costituzione di parte civile di Sanlorenzo nei confronti di chi, con la propria condotta, ne danneggia la reputazione e l’immagine».

T.I.



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