Il Tirreno

la proposta di legambiente 

«Un commissario Sin e Sir ma che sia un ambientalista»

David Chiappuella
«Un commissario Sin e Sir ma che sia un ambientalista»

Il dibattito alla presentazione del libro “La nostra Italia, 40 anni di Legambiente” Bugliani (Pd): «C’è un accordo di programma per la bonifica da 25, 5 milioni»

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA-CARRARA.

«A Massa-Carrara occorre un commissario per la bonifica del Sin/Sir, che però deve essere un ambientalista».

Questa la proposta del presidente di Legambiente Massa Montignoso Francesco Rossi, intervenuto alla presentazione online del libro “La nostra Italia - I 40 anni di Legambiente”.

L’iniziativa, oltre che celebrare i primi 40 anni dell’associazione ambientalista, nata il 20 maggio 1980, ha voluto fare il punto sulla vertenza Montedison Farmoplant all’indomani dalla sentenza del Tar di Firenze, che ha riconosciuto Edison Spa (ex Montedison) «corresponsabile» dell’inquinamento persistente nella falda sottostante l’area occupata un tempo dal suo stabilimento chimico a Massa ed a valle di essa, condannandola a presentare entro 6 mesi un progetto di bonifica. Ma ripercorrere il caso Farmoplant, trattato da Francesco Ferrante in un capitolo del volume, è servito anche a ricordare Gianni Volpini, storico presidente di Legambiente Massa. Rossi, infatti, ha riproposto un’intervista rilasciata a Radio Radicale da Volpini, all’epoca esponente della Lista Verde di Massa-Carrara, in cui l’ambientalista, subito dopo l’esplosione del serbatoio Rogor con la fuoriuscita della gigantesca nube tossica, verificatasi il 17 luglio 1988, denunciava le gravi responsabilità della Farmoplant, ricordando che la fabbrica di pesticidi, anche dopo il divieto del sindaco Mauro Pennacchiotti, aveva continuato a produrre e stoccare di nascosto il Rogor. «La vicenda Farmoplant -ha commentato Rossi- è emblematica di come le aziende chimiche abbiano sfruttato e poi abbandonato nel degrado il territorio».

Fabio Paternò, ex presidente regionale di Legambiente, ha sottolineato lo straordinario successo riportato dal fronte ambientalista nel referendum consultivo del 25 ottobre 1987, che, primo in Europa, coinvolse i comuni di Massa, Carrara e Montignoso (circa 142mila abitanti) e vide il 71,70% dei votanti pronunciarsi a favore della chiusura della Farmolant. «A prevalere -ha detto Paternò- furono gli interessi dei cittadini contro tutti i partiti ed i sindacati». «La lotta contro la Farmoplant -ha aggiunto il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani- costituisce un mattone importante della grande battaglia legambientina. La nostra associazione -ha sostenuto Ciafani- ha contribuito enormemente al miglioramento del Paese. Senza Legambiente, infatti, la storia italiana sarebbe stata assai diversa. Un tempo in Italia era possibile aprire poli chimici a ridosso dei centri abitati, come avvenuto a Massa-Carrara, o a 5 km da un gioiello come Venezia, sopra i siti archeologici di Crotone e Siracusa ed in aree naturali protette, come il parco nazionale del Gargano e l’Asinara. Oggi, grazie anche al nostro impegno, il rischio di una nuova Farmoplant non c’è, perché esistono leggi che impediscono questi scempi, ma è rimasto aperto il nodo delle bonifiche, con il tentativo di sottrarsi alle proprie responsabilità da parte delle multinazionali».

Il consigliere regionale del Pd Giacomo Bugliani, dopo aver ricordato l’Accordo di programma per la bonifica del Sin/Sir apuano, sottoscritto nel 2016 e perfezionato nel 2018, con uno stanziamento complessivo di 25,5 milioni di euro, ha evidenziato come lo spettro della Farmoplant e delle altre aziende chimiche continui ancor oggi a proiettare un’ombra sinistra sul nostro territorio. «Nonostante siano passati più di 30 anni -ha detto- la provincia sta ancora pagando un tributo pesantissimo ad un passato industriale frutto di decisioni scellerate, come dimostra l’alto tasso di incidenza dei tumori. Le vicende legate alla Farmoplant ed alle altre industrie inquinanti si sono concluse a livello produttivo, ma la contaminazione è ancora in atto ed interessa in modo profondo sia i terreni che la falda. Dunque, non possiamo ritenerci soddisfatti».

Il consigliere regionale ha manifestato preoccupazione anche per il fenomeno erosivo. «Le risorse -ha precisato- non sono mancate, ma non hanno portato al risultato sperato, perché non sono stati adottati i sistemi opportuni e gran parte della linea di costa è andata distrutta. Da figlio di questa terrà difficile e complessa -ha spiegato Bugliani- sono pienamente consapevole che l’attenzione per le problematiche ambientali deve rappresentare una priorità per chi governa il territorio».

«A Massa-Carrara -ha concluso il presidente regionale di Legambiente Fausto Ferruzza- deve cambiare registro anche il prelievo del marmo dalle Apuane». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa