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Lavori al fiume Frigido, «progetto non condiviso»»

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Massa

La sezione Giuseppe Mazzini del Partito Repubblicano e il suo segretario Giorgio Raffi intervengono sui lavori al Frigido: «Prendiamo atto, non senza dispiacere e preoccupazione - scrive il Pri - che l’amministrazione di Massa non ha ritenuto suo dovere organizzare un solo momento di condivisione, con la cittadinanza, del progetto modificato dalla Regione di concerto. Così, i cittadini, anziché dai propri rappresentati eletti, vengono a conoscere dai giornali quelle che dovrebbero essere le varianti apportate al progetto originario. Di fatto non sanno esattamente di cosa si stia parlando né cosa si troveranno di fronte una volta terminati i lavori. Tutto questo, in un momento nel quale la stessa amministrazione richiede, con una certa insistenza, alle associazioni e ai singoli cittadini una partecipazione attiva al percorso che dovrebbe portare al “contratto di fiume”. Qualcosa non torna. Così veniamo a conoscenza che, per quanto in alcuni punti ridotto nelle altezze originarie, il muraglione di cemento ci sarà. Abbiamo fondati motivi per ritenere che non sarà bello da vedere. Si dice che verrà solo in parte nascosto da una scarpata di terra che alcuni assicurano possa inerbirsi col tempo e ridurre così l’impatto di quello che prevedibilmente sarà un intervento destinato a non cambiare certamente in meglio il volto del fiume Frigido e del suo frequentatissimo Parco. I tecnici, calcoli alla mano, affermano - prosegue il Pri - che l’alveo del fiume, raggiunto il suo equilibro in termini di riporti ghiaiosi, rimarrà stabile nei prossimi duecento anni assicurando il migliore deflusso delle acque. Si potrebbe anche aumentare la sezione del tratto terminale conservando la pista ciclabile con un ulteriore muro interno e, in tal modo, migliorare di molto la performance in termini di sicurezza idraulica. C’è allora da chiedersi perché, assieme al muro d’argine esterno (che a questo punto avrebbe potuto essere ulteriormente ridotto) non sia stata prevista questa ulteriore soluzione».

E sulle opere di palificazione sotterranea: «Anche se non si vedranno, costituiranno però un profondo diaframma destinato ad interferire pesantemente con la normale alimentazione del fiume attraverso l’acqua di falda e potrebbero consentire il crearsi di un cuneo di acqua salina, con prevedibili gravi problemi connessi all’ecosistema. Ma non tutti i tecnici pensano - prosegue il Pri - che il fondo dell’alveo rimarrà stabile, ma sarà invece destinato e ad alzarsi, e allora in assenza di asportazione del materiale depositato dal fiume, si renderà necessario alzare ancora i muri d’argine in un loop senza fine. Il Partito Repubblicano aveva chiesto un progetto che guardasse alla bellezza; che fosse “intrinsecamente bello” e non un progetto dove la bellezza fosse affidata ad una mal pensata appendice che si identifica con un riporto di terra. Di tutto questo non si parla e, possiamo esserne certi, non si parlerà. O peggio - conclude la sezione Giuseppe Mazzini - non si deve parlare, perché le decisioni prese nelle segrete stanze, possono interferire con la Democrazia». —



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