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Il super lavoro del volontariato tra paura di contagio e assistenza ai malati
Nino Mignani (Croce Bianca): abbiamo carenza di personale La Croce Rossa distribuisce anche farmaci e alimentari
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Crescono i contagi e le associazioni che si occupano di volontariato nel nostro territorio sono già in prima linea. Anche se alcune realtà non hanno mai smesso. È il caso dell’associazione “Un cuore un mondo”, che opera all’interno dell’Ospedale del Cuore occupandosi prevalentemente dei bisogni delle famiglie dei bambini ricoverati, molte straniere: «Abbiamo studiato con i medici dei protocolli precisi da applicare ai degenti e ai loro familiari – racconta la responsabile Elisa Bertugelli - Dentro la struttura entrano solo persone tamponate. Noi seguiamo gli accompagnatori e li mettiamo in sicurezza prima di avere contatti con i bambini fragili. Li inseriamo nella struttura di accoglienza dove rimangono isolati mentre noi ci occupiamo di tutto, spesa, farmacia e documentazione. Quelli provenienti dall’estero seguono un protocollo ancora più stretto. Un possibile lockdown non ci cambierà nulla fintanto che l’ospedale lavorerà e intanto curiamo le nostre iniziative, come quella di raccolta fondi Run Together dove abbiamo venduto 500 magliette».
Bruno Ciuffi, presidente della Misericordia S.Francesco Massa che si occupa di assistenza sanitaria, sociale e protezione civile, ammette il momento di criticità: «Siamo tornati come nella prima fase della pandemia, ma non abbiamo mai allentato l’attenzione, i protocolli sono ben delineati e non mancano i Dpi. Abbiamo dalla nostra la fortuna dei numeri (più bassi rispetto ad altre città) e una rete familiare che funziona, gli anziani possono contare spesso sui parenti. Mi preme fare due appelli: il primo al rispetto delle regole per non intensificare il quadro di assistenza e poi ad una coscienza civica, perché capita che le persone che ci chiamano omettano la presenza dei sintomi Covid e mettono a rischio i volontari che, sapendolo, avrebbero la possibilità di mettersi le protezioni».
La Croce Rossa – racconta il presidente Giorgio Ricci – vive questo momento mettendo a frutto l’esperienza precedente. Non facciamo solo servizio di ambulanza, perché ci occupiamo anche di distribuzione viveri e farmaci a chi ha problemi economici e sono parecchi. Non abbiamo mai smesso e abbiamo attenzionato tutto il personale. Il lockdown ci ha dato la possibilità di usare volontari temporanei e una ventina di loro sono diventati definitivi. Sono loro che hanno il ruolo più difficile, basti pensare al personale delle ambulanze attrezzate per il Covid abbardati per lunghi tragitti e ore».
Nino Mignani è il presidente della Croce Bianca e ammette una criticità relativa al personale. «A differenza di marzo siamo tranquilli sulla disponibilità dei dispositivi di protezione, però i turni sono pesanti, specie quelli per Covid, e, aggiungendo la paura del contagio, alcuni volontari non vengono. Secondo me sarebbe utile un tavolo permanente tra associazioni e amministrazione per coordinarci e confrontarci al meglio sulle emergenze e necessità».
La Croce Oro presta invece assistenza agli animali di affezione, dal 2017 partner della Vab e inclusa nella Protezione Civile: «Pensiamo soprattutto agli animali, ma è capitato anche di portare cibo e mascherine alle persone – racconta il presidente Claudio Simonini. Oltre ai volontari servirebbero anche più mezzi. Tutto l’anno fuori dal Carrefour facciamo il banco alimentare per gli animali e in periodo di Covid portiamo il cibo ai cani e gatti delle persone malate o in quarantena. Ora ci stiamo organizzando per offrire anche un servizio di dog sitting, per le persone in isolamento o malate. Mancano nuove leve nel volontariato e sotto Covid aumentando i rischi, la situazione si aggrava. Comunque siamo orgogliosi che il 3 ottobre, giorno della colletta nazionale, abbiamo raccolto quasi 1.000 kg di cibo». —
daniela marzano
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