Sicurezza
Reperibilità non pagata alla diga Edison condannata al risarcimento
La società dovrà pagare 150mila euro ai lavoratori di Teglia costretti a turni di 15 ore senza compensi
pontremoli
La multinazionale dell’energia Edison che gestisce la diga di Teglia a Pontremoli Pontremoli, è stata condannata dal tribunale di Massa, sezione lavoro, a risarcire alcuni suoi dipendenti che avevano denunciato di essere stati impiegati in lunghi turni di reperibilità senza compenso. Edison dovrà versare agli operai un totale di 150 mila euro. La sentenza arriva dopo che, circa un anno fa, la società aveva cessato la turnazione e aveva esternalizzare il servizio di reperibilità.
«Se volessimo richiamare la narrazione biblica, la storia ricorda la lotta di Davide con Golia, e come il pastorello armato di una semplice fionda che uccide il gigante, anche noi possiamo vantare la nostra vittoria», commenta Nicola Del Vecchio, segretario Filctem Cgil di Massa-Carrara. La vertenza pilota dei lavoratori condotta dal sindacato e dalla avvocata Michela Poletti per dichiarare illegittima il sistema con cui Edison organizzava e retribuiva le ore di reperibilità speciale, previste in ogni campo lavorativo dalla legge italiana si è dunque conclusa con una vittoria di fatto dei lavoratori.
Nella diga della centrale idroelettrica di Teglia, così ricostruite la vicenda Del Vecchio, ogni operaio alla fine del proprio turno di lavoro, «iniziava il periodo di reperibilità, di 15 ore, non retribuite ovviamente, a meno che non ci fosse un’emergenza e dovessero quindi diventare operativi. Un po’ come avviene al medico che, finito il suo turno in ospedale va a casa e, se reperibile, scatta al momento della chiamata. I lavoratori di Teglia, però, non potevano andare a casa propria e tornare in diga qualora ci fosse un’urgenza. A causa della distanza e della zona impervia, Edison non permetteva agli operai di lasciare la diga e gli faceva trascorrere le ore di reperibilità in una casetta, staccata dal guardianaggio, posta sulla cima dell’impianto, in isolamento, senza la possibilità di chiedere aiuto a nessuno, senza potersi addormentare, e dovendo staccare il loro salvavita, perché Edison permetteva di utilizzarlo soltanto durante l’orario di lavoro, e non durante la reperibilità». Contro questa pratica l’avvocata della Cgil aveva presentato due esposti ed era intervenuto anche l’Ispettorato del lavoro. Edison, a partire dal primo aprile del 2019 aveva abbandonato la reperibilità, istituita con un ordine di servizio nel 2017. Così, dall’aprile 2019 il servizio di guardianaggio in diga viene affidato in appalto a una società esterna i cui dipendenti fanno un orario di lavoro su turni, analogo a quello imposto ai lavoratori Edison prima dell’ordine di servizio del 2017. Da quella data i lavoratori di Edison, fino ad allora comandati a svolgere la reperibilità speciale, sono stati invece destinati ad altre mansioni in lavoro giornaliero.
«Dopo aver raggiunto l’obiettivo di non far effettuare più la reperibilità speciale ai lavoratori, rischiando la vita ogni notte, e aver permesso la creazione di nuovi posti di lavoro in totale sicurezza, cioè su turni di 8 ore ciascuno, oggi finalmente ci troviamo a veder riconosciuto anche il giusto indennizzo economico a coloro che per mesi hanno visto stravolta la propria vita», dice ancora Del Vecchio. Questa vertenza, conclude, «dimostra ancora di più l’importanza dell’azione sindacale, singolarmente nessun lavoratore avrebbe ottenuto un tale risultato ma insieme con caparbietà e determinazione abbiamo costretto Edison a fermarsi». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
