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un convegno on line 

L’impatto dello smart working sui diritti: ne discute la Cgil

L’impatto dello smart working sui diritti: ne discute la Cgil

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massa carrara

Prima dell'emergenza Covid-19 si stima che svolgessero attività in smart working 500.000 lavoratori. Durante il lockdown si è arrivati a un picco di circa 8 milioni. E per molti la prospettiva è di continuare a lavorare “in remoto” anche dopo la fine dell'emergenza. Quando ha cominciato ad avvicinarsi la data per il ripristino della volontarietà per la collocazione in smart working, dapprima il 31 luglio, successivamente il 15 ottobre e ad oggi il 31 dicembre, molte società hanno invitato i lavoratori a firmare accordi nei quali si richiedeva di continuare a lavorare da remoto; sono pochissimi coloro che non lo hanno fatto.

Lavorare da casa offre opportunità, ma apre anche problemi di tutela dei diritti, nuove modalità di organizzazione del tempo e dei carichi di lavoro, con ricadute in termini giuridici, sociali e psicologici su ciascun lavoratore. Su questi temi ha iniziato a riflettere il sindacato. Partendo dai vuoti normativi, dai rischi connessi dal passaggio dal lavoro remoto alla remotizzazione del lavoro nei paesi a basso costo della manodopera in una strategia di dumping contrattuale, dal diritto alla disconnessione, dal pericolo connesso di una trasformazione dal lavoro subordinato a quello autonomo, alla solitudine e alla sovrapposizione tra vita privata e lavoro, Cgil prova a dare delle risposte. Lo fa anche con un convegno on line che si terrà domani alle 10 in diretta sulla pagina Facebook della Cgil di Massa Carrara con interventi dell'avvocata Michela Poletti, della psicologa dei gruppi Adrina Nannicini, del Sociologo del lavoro dell'Università di Pisa Matteo Villa e dei segretari regionali di Filctem e Fiom Fabio Berni e Massimo Braccini. —



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