Sicurezza
«Spiaggetta alla Torino, basta con i posticipi adesso serve la bonifica»
MASSA
Quella piccola spiaggia, davanti alla colonia Torino, aspetta di tornare a nuova vita, bonificata, da anni. Ma di quella bonifica, ad ora, non c’è traccia. A sollevare il problema è Pietro Morelli, presidente del comitato “Il mondo nelle nostre mani”: «Che le bonifiche delle zone Sin e Sir (Sito d’Interesse Nazionale e Regionale) siano la storia infinita - premette - è osa nota. Luca Iacopetti (un residente della zona ndr) ha portato all’attenzione del comitato la bonifica della costa antistante la Colonia Torino, già oggetto di accertamenti da parte di Arpat e Guardia di Finanza per la presenza di rifiuti. L’area è stata recintata e posta anche sotto sequestro fino al marzo del 2009. Il dissequestro era finalizzato a consentire al Comune di iniziare le attività di rimozione e smaltimento dei frammenti di cemento e amianto ed altre tipologie di rifiuto. L’area ricadeva nel Sito di Interesse Nazionale, di competenza del ministero dell’Ambiente che chiese al Comune la rimozione e la successiva caratterizzazione dell’area. Nel 2013 - Morelli ricostruisce la cronologia - venne ridefinita la perimetrazione del Sin e l’area da allora ricade nel Sito d’interesse Regionale e non più nazionale. Nel 2014 venne effettuata la rimozione dei rifiuti in collaborazione con Asmiu, perciò venne fatta una parziale pulizia che è proseguita successivamente a carico diSo gesid Spa, la società che nel febbraio del 2018 ha svolto le indagini chimiche e merceologiche sulla spiaggetta relazionando nel mese di giugno dello stesso anno». Ecco, quindi che si arriva al 2020: «È stato presentato da parte di Sogesid Spa - spiega il presidente del comitato - il progetto di intervento definitivo per la restituzione all’uso dell’area alla collettività. Ora noi vogliamo avere delle certezze sulla messa in opera delle bonifiche, vogliamo essere informati sul cronoprogramma, sull’inizio e sul proseguimento dei lavori, sono passati 12 anni di inquinamento del mare, dell’aria e della terra dato che il percolato dei detriti abbandonati ha avuto come unica via di fuga il mare, e tutto questo a danno della collettività. Siamo un territorio con alta percentuale di tumori: 12 anni di degrado e la recinzione che delimitava la zona si è ridotta ad un’ulteriore rottame da dover smaltire. La salute della collettività ha la priorità su tutto». —
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