Sicurezza
Pazienti Covid a Pontremoli e Fivizzano
Il piano di emergenza Asl coinvolge gli ospedali più piccoli. Così si consente al Noa di proseguire con l’attività chirurgica
Massa carrara
Nella prima fase della pandemia, l’indicazione della dirigenza sanitaria era chiarissima: i pazienti Covid si concentrano in una sola struttura ospedaliera. Quella più avanzata, più flessibile, quella in grado di allestire e smantellare rapidamente setting e reparti. E quella struttura, all’ombra delle Apuane, è il Noa che, la scorsa primavera, è diventato ospedale Covid. In viale Mattei l’attività ordinaria - anche ambulatoriale - è stata ridotta e la chirurgia spostata in Lunigiana, a Pontremoli in particolare.
Adesso il quadro cambia radicalmente: i pazienti positivi - queste le indicazioni dell’azienda sanitaria - non si concentreranno più in singole strutture, il Noa nel nostro caso, ma saranno, per così dire, distribuiti nei vari ospedali. Tradotto: a curare malati Covid saranno anche le strutture lunigianesi di Pontremoli e Fivizzano. Il motivo del cambiamento è chiaro: consentire agli ospedali più grandi, più strutturati e con maggiore potenziale chirurgico, il Noa per noi, di proseguire nell’attività. Insomma, rispetto alla scorsa primavera, adesso la sfida della sanità è curare il Covid garantendo efficienza nella cura anche di tutte le altre patologie, incluse quelle croniche. Il Noa, quindi, e così tutti i grandi ospedali dell’azienda, non possono farcela a gestire il Covid da soli e a garantire, contemporaneamente, il regolare lavoro di ambulatori, laboratori diagnostici e, soprattutto, sale operatorie. Ecco quindi il nuovo scenario: i pazienti positivi non saranno solo in viale Mattei. Rimarranno lì in numero tale da consentire il prosieguo delle altre attività e se quel numero dovesse crescere, beh allora scatterebbe il trasferimento su Pontremoli e Fivizzano. Un sistema di rete che vede integrate le strutture più grandi e quelle più piccole che adesso, dopo anni di dibattito sulla loro funzione e il loro destino, riacquistano piena dignità e centralità nello scenario della sanità locale, ospedaliera e territoriale.
A d illustrare il piano è la direttrice generale dell’Asl Maria Letizia Casani che parte dai dati, dai 331 ricoverati negli ospedali Asl (di cui 49 in intensiva): «Non si può parlare di ospedali saturi - premette la direttrice - perché abbiamo ancora alcuni margini, ma la situazione è sicuramente delicata perché i positivi stanno aumentando in maniera importante. Il piano dell’azienda per far fronte alla fase successiva della pandemia è lavorare su tutta la rete ospedaliera, quindi sui nostri 13 stabilimenti opedalieri, e insieme all’azienda ospedaliero-universitaria pisana. La finalità è quella di estendere il numero dei presidi coinvolti anche perché questa volta, in aderenza alle indicazioni regionali, vorremmo preservare il più possibile l’attività ordinaria no-Covid. Gli ospedali più piccoli interessati - dettaglia la Casani- sono quelli che fanno parte del nostro sistema, come Pontremoli, Fivizzano, Barga, Volterra, Cecina e Piombino. Quindi, la risposta verrà fornita da tutta la nostra rete ospedaliera, anche perché questo è l’unico modo per assistere in maniera adeguata la cittadinanza, anche tenendo conto - ribadisce quanto già dichiarato nella sua intervista a Il Tirreno - della difficoltà che abbiamo in questo momento (ed è un problema che non riguarda solo la nostra azienda) a reperire il personale medico ed infermieristico di cui avremmo necessità». —
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