Sicurezza
Dopo due lauree a 76 anni si diploma in fisarmonica: «E non ho mica finito»
Manlio Erta maestro, preside, laureato in pedagogia e archivistica ha una libreria con 10mila volumi e ancora studia greco e latino
Manlio Erta ha 76 anni e un cuore giovane. Un cuore che batte al ritmo della musica, al suono della fisarmonica che ama tanto. E pochi giorni fa ha preso la terza laurea della sua vita in fisarmonica al Conservatorio della Spezia. Dopo quelle in pedagogia e in archivistica paleografia latina e diplomatica.
«Ma non sono ancora soddisfatto – dice al telefono, con una voce calma e determinata – e se non ci fosse stato il Covid, che mi impedisce di seguire le lezioni in presenza, avrei puntato alla quarta laurea in filologia classica».
Che dire di fronte a uno spirito del genere? Forse che tanti più giovani di Manlio Erta, solo anagraficamente più giovani, se la sognano la sua volontà d’animo. «Io mi sento una persona normale- ribatte il maestro, poi preside alle scuole medie di Aulla e Licciana Nardi, infine ispettore scolastico, in pensione da una decina d’anni- Fin da quando ero bambino coltivo la passione per la musica, in particolare per la fisarmonica. Il problema è che quando ero un ragazzo, al Conservatorio non c’era il corso di fisarmonica e potetti soltanto sostenere gli esami di teoria, solfeggio, dettato musicale e setticlavio a Parma. Era il 1957 e a Parma mi ci portò in macchina mio padre Alessandro Romeo Erta, operaio all’Oto Melara a Spezia, che non sapeva né leggere né scrivere» sottolinea Manlio Erta, la cui storia, quindi, è anche all’insegna del riscatto sociale.
Una storia che si intreccia strettamente con il quartiere aullese della Filanda, dal nome della fabbrica Montecatini in cui si confezionavano sacchi di iuta, dove Manlio Erta è cresciuto. La mamma Maria Salvietti, come tanti che vivevano in quel quartiere nel dopoguerra, era operaia alla Montecatini. Era una filandina doc insomma.
«Veniva su da Spezia alla Filanda il mio maestro di musica Umberto Allodi per insegnarmi a suonare la fisarmonica- racconta ancora- Mi ricordo che aveva una stanza nella casa di Giampietri e grazie ai suoi preziosi insegnamenti sono arrivato a suonare sulle frequenze radio della Rai».
Poi sono venuti gli anni dell’impegno professionale, ma a non venire mai meno è stata la passione per la musica, che Manlio Erta coltivava assieme a quella per il ciclismo.
Dieci anni fa la sospirata pensione, quindi più tempo per le due ruote su e giù per la Lunigiana. Poi, otto anni fa, mentre era a Spezia come ispettore scolastico, decide di bussare alla porta del Conservatorio Puccini e di proporsi come uditore. Da lì il passo di tornare studente è stato breve.
«Feci l’esame di ammissione al triennio e risultai primo classificato. Una volta fatto il triennio, passai al biennio e sostenni 52 esami in tutto- dice con una punta di più che giustificato orgoglio- Quindi, la laurea specialistica in fisarmonica ottenuta alla bella età di 76 anni».
Ma Manlio Erta non molla e, come accennato, voleva prendere la quarta laurea in filologia classica. Ora vive a Barbarasco di Tresana con la moglie Nada Bernieri, ex maestra elementare, e non smette di seguire le sue passioni. Ha una biblioteca con circa 10mila volumi, fra cui pezzi rarissimi come i Canti di Giacomo Leopardi, commentati dal più famoso poeta italiano. «Stamani ho suonato tre ore e questo pomeriggio mi dedicherò allo studio del latino e del greco»: così si conclude la nostra piacevole conversazione.
In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, in cui dominano i social network, con sempre più gente, giovani soprattutto, che legge un testo anche di poche righe senza riuscire realmente a comprenderlo, le persone come Manlio Erta appaiono come una razza in via di estinzione. Ma sapere che esistono rincuora e infonde una grande speranza. —
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