Gioco
Medici di famiglia in prima linea: «Il presidio del territorio è fondamentale contro la pandemia»
Il dottor Carlo Manfredi: «Il 40% dei pazienti senza sintomi ma il virus non è cambiato. Attenzione alla febbre»
Massa Carrara. Quale è il ruolo del medico di famiglia nella battaglia contro il Covid 19? È un ruolo fondamentale perché i medici di medicina generale restano un presidio sanitario fondamentale sul territorio e possono giocare la loro professionalità su più fronti. La vaccinazione antinfluenzale ha da sempre dimostrato altissima efficacia nel ridurre morbilità e mortalità in particolare negli anziani e nei soggetti affetti da patologie croniche. La co-infezione tra virus influenzale e Covid-19 potrebbe avere conseguenze disastrose in particolare in questi soggetti. Una combinazione drammatica, fra il “tradizionale” virus influenzale e il nuovo temibile coronavirus, che allarma pazienti e medici.
Medici di famiglia in prima linea
Quelli di Medicina generale, in particolare, che anche in questa seconda ondata, sono in prima linea nel gestire i pazienti malati che necessitano di vaccini, tamponi e anche di consigli su come vivere un eventuale quarantena.
Gestione a domicilio
«Diversamente dalla prima ondata la maggioranza delle persone contagiate è paucisintomatica o asintomatica, cioè ha soltanto sintomi lievi o non ne ha del tutto. Un così grande numero di persone positive al Sars Cov 2 deve quindi – dichiara il dottor Mauro Ruggeri segretario regionale Simg Toscana (Società Italiana di Medicina Generale) – essere gestite a domicilio nell’ambito delle “cure primarie” e prevalentemente dal medico di medicina generale (Mmg). Si evince la necessità di “presidiare” il territorio, casa per casa, ogni famiglia, ogni individuo. Il Medico di medicina generale garantisce l’assistenza al domicilio del paziente per coloro che presentano una situazione clinica tale da non necessitare cure ospedaliere, individua i contatti stretti specialmente in ambito familiare, raccomanda le misure preventive e comportamentali. Richiede l’esecuzione dei tamponi diagnostici per i sospetti, per i contatti dei positivi, per la avvenuta guarigione, per la fine dell’isolamento domiciliare/quarantena. Importante poi fare vaccinare i pazienti, perché un minor numero di soggetti che presentano sintomatologia influenzale riducono il numero delle diagnosi differenziali con il Covid-19».
Attenzione ai sintomi
Nei malati affetti da Covid-19, in genere, i sintomi compaiono entro 5 giorni dal contagio, ma possono emergere anche entro 14 giorni. Quelli più comuni sono febbre più elevata di 37 e mezzo, tosse secca, dolori muscolari, difficoltà respiratoria, affaticamento, alterazioni del gusto e della percezione degli odori. «Il 40% circa di tutti i pazienti che risultano positivi al coronavirus è senza sintomi, ma anche questi pazienti sono infettivi, cioè in grado di trasmettere il virus ad altre persone, come gli altri malati. L’influenza – continua il dottor Carlo Manfredi presidente dell’Ordine dei Medici di Massa Carrara – si caratterizza per insorgenza brusca della febbre oltre 38 e presenza di almeno un sintomo generale come dolori muscolari o articolari e di uno respiratorio come tosse, naso che cola, congestione e secrezione nasale, mal di gola. Distinguere questa sintomatologia da quella della influenza stagionale può essere difficile senza ricorrere al tampone. Se non c’è febbre non è il caso di allarmarsi, ma se invece la temperatura sale è meglio rivolgersi subito al medico».
Prudenza e informazione
Anche la Simit (Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali) invita tutti i cittadini alla massima prudenza e soprattutto ad informarsi attraverso gli organi preposti: «Questa seconda ondata è capace come e più della prima di travolgere gli argini se non viene gestita con uguale dose di prudenza e decisione da parte di tutta la popolazione. Negare dignità epidemiologica a quello che succede sotto ai nostri occhi vuol dire rendere invisibile una malattia in grado di farci ammalare e morire – sottolinea il presidente Simit Marcello Tavio –, il virus è assolutamente lo stesso della prima ondata.
Diagnosi più accurate
La differenza è che adesso, diversamente da allora, siamo in grado di diagnosticare molti più casi nella fase asintomatica o paucisintomatica, diluendo le percentuali di letalità della malattia. Ma se lasciamo il Coronavirus libero di diffondersi attraverso disattenzione e disinformazione, con l’aumentare dei casi aumenteranno drammaticamente malati e morti, come già sta succedendo»
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