Il Tirreno

il libro della sportiva carrarese 

Susan Bottici: “Otto ruote, una vita” e non servono medaglie

Luca Santoni

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carrara

Un libro scritto di getto, durante il periodo di lockdown. Così è nato “Otto ruote, una vita” (casa editrice Dialoghi), che Susan Bottici ha presentato martedì scorso in streaming su Facebook. Un testo auto-biografico sulla vita sportiva, che l'autrice ha dedicato al pattinaggio artistico a rotelle. Il libro dal costo di copertina di 9,90 euro è in vendita online su Amazon, Mondadori, Feltrinelli, Ibs e Kobo. In “Otto ruote, una vita” la Bottici racconta un'avventura scandita da cadute e risalite, citando anche le tante persone tra atleti, allenatori e giurie che l'hanno accompagnata in 21 anni di pattinaggio. Una storia come tante altre «ma proprio per questo ho voluto darle una voce», ha spiegato la sportiva carrarese, che attualmente fa parte dello staff tecnico femminile della Rotellistica Apuana Carrara. «Ho voluto mettere su carta quello che ho provato sulla mia pelle, sia in negativo che in positivo, per far capire ai giovani di oggi, che lo sport non è un passatempo, né uno svago. Lo sport è determinazione, passione, insegna a rispettare le regole ed i ruoli, ad avere fiducia nell'allenatore e nei compagni di squadra, ma soprattutto insegna a rialzarsi nei momenti difficili. Lo sport sano ti fa crescere come persona. Ti insegna a vivere e ad approcciarsi al mondo reale, dove devi lottare per raggiungere i tuoi obbiettivi. Nella mia esperienza ho notato che tanti atleti tendono a non impegnarsi e a non risolvere i loro problemi, per arrivare agli obbiettivi, ma, anzi, rinunciano prima, si ritirano e scelgono una strada più facile. Ho voluto approfondire questo tema, raccontando le difficoltà che ho affrontato io. Un problema che ho dovuto risolvere durante i miei anni sportivi è stata una crisi emotiva importante, avuta durante la terza liceo. Ad un certo punto della competizione la mia mente aveva un blocco. Non riuscivo più a respirare. Avevo senso di nausea ed arrivavo alla fine dell'esecuzione in malo modo. Ho deciso quindi di chiedere aiuto ad una persona esterna. Ho fatto delle sedute con una psicologa sportiva. Con tre sedute sono tornata in carreggiata. Racconto questo – spiega un'emozionata Susan Bottici - perché non ho mai mollato, nonostante le difficoltà ho sempre continuato a prendere le mie responsabilità. Un altro messaggio che lancia questo libro è che anche se non si ottengono premi, coppe o medaglie, si può lasciare una traccia sia come atleti». — Luca Santoni

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