Il Tirreno

«Acqua, depurazione, cave e bonifiche... troppi problemi»

DAVID CHIAPPUELLA
«Acqua, depurazione, cave e bonifiche... troppi problemi»

La relazione di Clara Gonnelli a “Società benefit o azienda di diritto pubblico:  cosa è meglio per i cittadini?”, webinar promosso dal Coordinamento dei comitati

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CARRARA

«Non c’è stato rispetto per l’acqua. Nonostante l’esito del Referendum abrogativo del 2011, che decretò la vittoria del sì per una sua gestione pubblica, i cittadini e le rappresentanze attive di associazioni e comitati locali, regionali e nazionali sono ancora costretti a rivendicare istanze che mettano in luce il fatto che l’acqua non può, e non deve, essere considerata una merce sulla quale privati possono lucrare. Essa, al contrario, è un diritto essenziale e inalienabile che deve passare attraverso una trasparente e ‘reale’ gestione pubblica”. Con queste parole Clara Gonnelli, presidente di Adic Toscana, con sede a Carrara, ha aperto il webinar “Società benefit o azienda di diritto pubblico: cosa è meglio per i cittadini?”, promosso dal Coordinamento dei comitati e delle associazioni per la depurazione, le bonifiche e per la ripubblicizzazione del servizio idrico (Ccadbr), dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua e dall’Istituto di istruzione superiore “Zaccagna-Galilei”, presieduto dalla professoressa Marta Castagna. All’iniziativa, tenutasi on-line sulla piattaforma Cisco Webex della scuola, hanno partecipato ben 45 soggetti tra sindaci, assessori e consiglieri comunali del territorio insieme a studenti ed insegnanti dello “Zaccagna-Galilei” impegnati in progetti ambientali. “A gestire i servizi idrici integrati dell’alta Toscana e della zona di costa -ha ricordato la Gonnelli- è Gaia Spa, società a capitale pubblico con 46 comuni soci, che negli anni non ha risolto i problemi. Tubature colabrodo, ormai vetuste e non sostituite (anche in amianto), che comportano grande dispersione di acqua potabile; miasmi maleodoranti nelle zone adiacenti ai depuratori, che hanno arrecato gravi disagi ai cittadini residenti e/o divieti di balneazione in piena stagione turistica, a seguito del rinvenimento in mare di escherichia coli in concentrazioni anche 40 volte superiori al limite stabilito dalla legge, con danni indiretti agli operatori del settore e rischi per la salute. E’ accaduto anche -prosegue l’ambientalista- che, depuratori come il Lavello 1 di Massa, nel 2019 sia stato sottoposto addirittura a sequestro preventivo per ordine della Procura della Repubblica apuana, in quanto gran parte degli impianti non avrebbero funzionato e sarebbero stati sprovvisti delle autorizzazioni agli scarichi nelle acque superficiali ed in atmosfera da oltre sette anni, con sversamenti nell’adiacente torrente Lavello, che afferisce al mare. Il paradosso -ha osservato la Gonnelli- è che in tutti quegli anni i cittadini hanno pagato non solo bollette salate (tra le più care d’Italia), ma anche la quota di tariffa riferita alla depurazione comprensiva di Iva, tanto che sia direttamente, che attraverso associazioni aderenti al CCadbr, hanno presentato istanze di rimborso che però non sono state accettate dal gestore. Tutto ciò a fronte di decine di milioni di euro spesi in investimenti a carico dei cittadini”.

“A nostro avviso -ha replicato il direttore di Gaia Paolo Peruzzi- il depuratore del Lavello era stato caratterizzato da un buon funzionamento, fino a quando si è verificata una problematica dovuta ad una situazione particolare e siamo pronti a dimostrarlo nelle sedi opportune”.

La Gonnelli ha parlato anche della presenza del Sin/Sir, “un luogo dove i cittadini, da decenni, non possono più fruire dell’acqua dei loro pozzi, perché le falde, anche profonde, sono inquinate e non possono annaffiare i loro orti”, ricordando che nel nostro territorio “la mortalità da tumori e tra le più alte d’Italia. I bambini -ha aggiunto- muoiono di leucemie a distanza di decenni dalla chiusura di insediamenti chimici come la Farmoplant ed altri stabilimenti industriali, che hanno concorso a rendere questa vasta porzione di territorio impraticabile. A Montignoso -ha spiegato la presidentessa di Adic Toscana- c’è la discarica ex cava Fornace, i pozzi a valle della quale, analizzati dall’Arpat, risultano inquinati, anche in zone densamente popolate. La lavorazione delle cave, -ha concluso la Gonnelli- da cui si estraggono ogni anno più di 3 milioni di tonnellate di marmo, con una percentuale di detriti che tocca il 90%, produce marmettola, una polvere bianca che si deposita nei corsi d’acqua e li cementifica, rendendo impossibile la vita degli ecosistemi vegetali ed animali e determinando un costo per il filtraggio dell’acqua pari a 500 euro annue a carico dei cittadini, a fronte di lauti guadagni per pochi industriali e ad un calo dei posti di lavoro”.

DAVID CHIAPPUELLA

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