Il Tirreno

la voce dei commercianti di carrara 

«Spacciati col lockdown»

Alessandra Poggi

C’è chi lamenta il doppio danno, come i negozianti di Avenza penalizzati anche dal ponte  E chi ha una palestra immagina di dover inventarsi un lavoro

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C'erano anche i commercianti di via Gino Menconi alla manifestazione organizzata dai commercianti di Marina, quelli penalizzati dalla chiusura del ponte per i lavori di messa in sicurezza idraulica. C'erano in particolare Valentina Stagi e suo marito Stefano Cucurnia, che da circa un anno hanno rilevato la storica merceria della mamma di Stefano, quella a due passi dal ponte per intenderci: «noi commercianti di Avenza - dice la coppia - oltre al danno del lockdown stiamo subendo le conseguenze della chiusura del ponte. Con la chiusura dei locali alle 18 abbiamo registrato un crollo. E siamo completamente al buio per via del cantiere. Siamo molto preoccupati perché dobbiamo pagare i fornitori, e con le attività che spengono le luci alle 18 noi siamo in una zona d'ombra, abbiamo quasi paura a restare in negozio. Se rifanno un blocco non riusciamo più a rialzarci. Stanno comprando tutto i cinesi, anche i porti, nei loro negozi ci sono merci della stessa marca delle nostre, e non si capisce come facciano a venderle al prezzo di costo».

Che una nuova chiusura possa falciare numerose attività ne è convinta anche Debora Giampietri del bar insalateria l'Agave di piazza Menconi: «prima la chiusura forzata, adesso questa nuova restrizione - dice - . noi abbiamo dovuto rinunciare all'attività dei cocktail, abbiamo cercato di colmare con le merende, ma non è la stessa cosa. Il lavoro a pranzo è calato, c'è lo smartworking, la didattica a distanza - e adesso questa mazzata della chiusura alle 18. Questa è sopravvivenza, se rifanno un lockdown la maggior parte di noi non riaprirà più».

E poi c'è chi da quasi un anno non prende lo stipendio, come Francesco Menconi istruttore della palestra Haevy Work di viale Zaccagna: «se continua questa situazione devo trovarmi un altro lavoro perchè io faccio l'istruttore e vivo di questo - si sfoga - siamo rimasti chiusi da febbraio a giugno, quando hanno riaperto è chiaro che in una zona di mare non abbiamo lavorato perché la gente preferisce andare al mare. Abbiamo ricominciato vedere un po' di movimento a settembre, ma poco perché le persone erano e sono terrorizzate. Ad ottobre nonostante tutto c'è stata una ripresa e ora dicono che dobbiamo chiudere fino a fine novembre? Ma chi è che a dicembre viene in palestra? Le palestre se tutto va bene ricominceranno a lavorare il prossimo marzo. Ma le utenze, le bollette e gli affitti bisogna pagarli ugualmente. Trovo inaudito che il ministro Vincenzo Spadafora sostenga che le palestre siano state chiuse per evitare spostamenti, la gente in palestra ci va con mezzi propri, non in autobus».

Alla manifestazione erano presenti anche semplici cittadini, come Alessandro Ravenna che dice: «della seconda ondata si sapeva, dovevano fare cassa comune, implementare il trasporto, il servizio sanitario e fare subito una patrimoniale». —

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