Gioco
«Ho aperto il negozio con i risparmi di una vita: ho perso la sfida, chiudo»
La crisi del commercio a Carrara: si spengono le luci di Lolita negozio di abbigliamento di via Capita Fiorillo
CARRARA. Chiude per sempre il negozio di abbigliamento Lolita di via Capitan Fiorillo 5. Il Covid uccide le persone ma anche le attività. Per le titolari Cristina Tamagna e Sarah Botti (rispettivamente madre e figlia) si tratta di una scelta amara, non voluta, fatta a malincuore ma necessaria per salvar il salvabile e non ritrovarsi impelagate con debiti a destra e manca. Anche loro come milioni di imprenditori sono con l’acqua alla gola. Le cause sono molte ma sono tutte riconducibili al Covid: il lockdown ha ridotto il potere di acquisto lasciando milioni di persone senza stipendio, come senza stipendio sono rimasti milioni di commercianti, ma le bollette e le varie imposte andavano pagate.
Senza dimenticare di aggiungere al conto che in questo momento le persone sono terrorizzate e spendono il meno possibile. E così per tutti questi motivi a Sarah e a sua madre Cristina non resta che i tirare i remi in barca, cercando di salvare il salvabile con una maxi liquidazione del 50% su tutta la merce. Parliamo di intere nuove collezioni di Chantelle, Ed, Verdissima e Saint Burth tutte a metà prezzo: “dopo tre mesi di chiusura – spiegano le titolari di Lolita – dove non ci è stato tolto niente a malincuore dobbiamo chiudere per non ritrovarci indebitate” .
E pensare che quel negozio era stato aperto circa un anno e mezzo fa con i risparmi di una vita: “la mamma per sistemarmi – racconta Sarah – ha investito rilevando per me questo negozio un anno e mezzo fa, Neppure il tempo di partire che ci costringono a chiudere. Ci costringono perché nessuno ci ha aiutate, noi come tantissimi altri commercianti, abbiamo dovuto pagare tutto, anche i fornitori non ci sono venuti minimante incontro e siamo costrette a fare questa maxi liquidazione per pagare tutto quello che avevamo ordinato. Non ci sarà un guadagno ma almeno qualcosa riusciamo a pagare. Deve anche rientrarmi una collezione, perché se la disdici devi pure pagare il trenta per cento di penalità. mentre altre ditte a fine ottobre hanno ancora da consegnare la merce” . Insomma a mali estremi estremi rimedi: “dobbiamo liquidare tutto – prosegue Cristina – sperando di riuscire a farlo e che non richiudano tutto di nuovo. Il guadagno non c’è ma almeno paghiamo i fornitori perché a me a Marina mi conoscono tutti e sanno che sono una persona onesta e io i debiti li pago. Chiudiamo a malincuore ma non ci sono altre soluzioni. Ti portano a a fere cose che non avresti mai voluto fare. Ci hanno tagliato le gambe – prosegue in questo amaro sfogo Cristina – eravamo contente di aver preso questo negozio, avevamo aggiunto nuove collezioni, acquistato nuove clienti. Chiaro che il primo anno non incassi niente perché devi ammortizzare i costi, e proprio quando si poteva iniziare a vedere i frutti del nostro sacrificio di hanno chiuso tre mesi e fatto pagare tutte le scadenze. In giro c’è molta paura – conclude non c’è nessuno. Siamo in lockdown anche senza che sia stato dichiarato dal governo” . –
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