Il dolore
Carrara, lutto per l’addio a Vittoria Capocchi
Insieme al marito Mario Benedetti aprì l’Arlecchino e per una vita è rimasta al lavoro, fino a tre anni fa: aveva 98 anni
Carrara
Lutto nel mondo del commercio: è scomparsa all’età di 98 anni la signora Vittoria Capocchi, per una vita al lavoro allo storico Bar Pasticceria Arlecchino della Galleria. Originaria di Montecarlo di Lucca, arrivò insieme al marito Mario Benedetti subito nel dopoguerra, e insieme aprirono un locale di mescita di vino soprattutto toscana davanti al cinema Garibaldi.
Quando nel ’55 fu costruita la Galleria, decisero di investire nell’Arlecchino che diventò subito un punto di riferimento per la qualità dei prodotti e per l’accoglienza, un locale innovativo, con i posti a sedere all’esterno ma anche all’interno, sopraelevati. Come barman, intorno al 62 arrivò il fratello Beppe, e anch’egli diventò un punto di forza del locale. La signora Vittoria aveva anche altre due sorelle, Ida Paola (che aprì il negozio Il Fiocco), e Zita, che vive a Montecatini.
La gestione del Bar Pasticceria è affidata alla figlia Manuela, moglie del compianto Elio Fabrizi; proprio la presenza di Beppe ed Elio ha reso per anni l’Arlecchino un centro dedicato allo sport e alla rievocazione e valorizzazione della cultura carrarese.
Tornando alla signora Vittoria, un paio di mesi fa, una frattura al femore ha provocato una serie di complicazioni, e poi il decesso, sempre assistita con amore dai familiari; ieri mattina, in Duomo, l’ultimo saluto.
Fino all’ultimo, è sempre rimasta lucida.
E d’altra parte, fino a circa 3 anni fa era regolarmente alla sua postazione, alla cassa del locale, sempre elegante. Una vita davvero dedicata al lavoro e alla famiglia.
Così la ricorda, su Facebook, la nipote Anna Fabrizi, con un posto commosso: "Amavo lo sguardo lucido, attento alle cose del mondo. Amavo l'intelligenza viva e la lettura del giornale ogni giorno. Amavo l'eleganza sobria, la riservatezza, la dignità verso i mali della vita e delle persone, il distacco come forma di rispetto. Amavo la sicurezza fatta di piccoli punti fermi. Amavo la speranza che riservava al superenalotto o alla schedina. Amavo commentare con lei le ricette de La cucina italiana. Amavo la sua routine, casa - pasticceria, che diventava un viaggio. Era il mio richiamo all'essenzialità. Era il mio rifugio. Ciao Vittoria, bellissima nonna che assomigliavi a Ingrid Bergman". La signora Vittoria lascia anche un’altra nipote, Elena.
M.B.
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