Sicurezza
Forno crematorio, il Comitato paga le spese legali
«Ci eravamo rivolti al Tar perché fossero cremate solo le salme dei carraresi. Ora aspettiamo il Consiglio di Stato»
CARRARA
Il 9 maggio 2018 il Tar di Firenze aveva respinto il ricorso presentato dal “Comitato per la salute forno crematorio per i soli cittadini di Carrara” contro Comune, Regione ed Apuafarma Spa, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali per un ammontare di 1000 euro, «oltre accessori di legge se e in quanto dovuti, a favore di ciascuna parte costituita».
Adesso le amministrazioni comunale e regionale hanno richiesto il saldo delle spese, che, essendo l’ordinanza del Tar immediatamente esecutiva, devono essere liquidate. A riferirlo è il Comitato stesso, dicendosi “indignato” dall’ostilità dimostrata «contro cittadini che chiedevano soltanto il rispetto di quanto già deliberato, in funzione della salvaguardia dell’ambiente e della salute, oltre che per il rispetto della legalità», considerati anche i problemi che gli impianti di cremazione «hanno provocato ovunque e vista la situazione ambientale (Sin/Sir) della zona, con un impatto a livello ambientale ed epidemiologico in assoluto tra i peggiori a livello nazionale. Abbiamo subito liquidato la Regione -fanno sapere i cittadini- ed ora ci accingiamo a fare la stessa cosa con il Comune, dal momento che i suoi legali non intendono soprassedere perché, questa è la loro giustificazione, altrimenti il Comune incorrerebbe nel reato di danno erariale perseguibile dalla Corte dei Conti».
Il Comitato, assistito dall’avvocato Daniele Granara, docente di diritto amministrativo, era ricorso al Tar per far valere la delibera n. 362/1015, approvata dalla seconda giunta Zubbani, che destinava l’utilizzo del forno crematorio di Turigliano «ai soli cittadini carraresi». Ma l’impianto, con una successiva delibera consiliare, votata dalla nuova maggioranza 5 Stelle, era stato poi reso fruibile anche ai forestieri, «senza limiti di numero e della zona di provenienza», sostengono i ricorrenti.
Contro il Comitato, oltre che il Comune ed Apuafarma, si era costituita in giudizio anche la Regione, «per compiere una evidente pressione politica sul giudizio», affermano ancora i cittadini.
I ricorrenti, dopo la sconfitta al Tar, si sono appellati al Consiglio di Stato, che finora si è espresso solo in merito alla richiesta di sospensiva del forno crematorio, respingendola a sua volta, ma ritenendo «comunque equo compensare le spese del giudizio cautelare d'appello». I giudici di questo secondo tribunale, però, devono ancora pronunciarsi sul nocciolo della questione: la destinazione d’uso dell’impianto. «In un recente consiglio comunale, -riferisce il Comitato- dove quando si cita il crematorio si parla solo di soldi, il sindaco Francesco De Pasquale ha precisato che, rispetto al limite delle 1.000 cremazioni all’anno, assunto come impegno dalla attuale amministrazione, si è andati in deroga per doverosa solidarietà verso le richieste giunte da tutte le parti, a seguito della situazione prodotta dal Covid. Quindi quante cremazioni stiano facendo non lo sappiamo. Da testimonianze dirette -raccontano- ci risulta un continuo via vai di feretri, provenienti da tutte le parti. Ma quello che ci preoccupa è cosa potrà ancora capitare. Esponenti dell’opposizione hanno chiesto di intensificare l’utilizzo dell'impianto, per poi destinare i fondi ad attività sociali. Insomma, aprire al business, con soldi facili e sicuri che, tradotto in soldoni, potrebbe comportare l’attivazione della seconda linea del forno, già predisposta, ma attualmente non funzionante. Due linee attive, in teoria, consentirebbero un potenziale di 8-10mila cremazioni all’anno, che, ad un costo medio di 600 euro l’una, significano una barca di soldi».
Il Comitato, poi, conclude con una precisazione. «Noi, -spiegano- diversamente da come ci hanno consegnato alle cronache, non siamo mai stati contrari all'impianto di cremazione, che riteniamo un servizio utile ed indispensabile per l’intera comunità carrarese. Vogliamo però che chi ne paga le conseguenze in termini di ambiente e salute sia anche l’unico beneficiario del servizio. Un compromesso doveroso e legittimo».
DAVID CHIAPPUELLA
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