Il Tirreno

la testimonianza 

«Abbiamo provato a rianimarlo per un’ora»

Tiziano Baldi Galleni
«Abbiamo provato a rianimarlo per un’ora»

Ivano Cagnoni è stato tra i primi a soccorrere l’operaio «Speravamo di salvarlo: quando non ce la fai è doloroso»  

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stazzema

A spingere forte sul petto di Andrea Figaia, nel tentativo di tenerlo in vita, ci ha provato fra i primi Ivano Cagnoni. È un soccorritore della Pubblica assistenza di Stazzema, arrivato sul luogo dell’incidente con l’ambulanza da Pontestazzemese. Prima ancora dell’arrivo del medico del 118, sceso con il Pegaso in cima a cava Borra Larga, sul monte Corchia, è stato lui a tentare di salvare Andrea, 59 anni residente a Carrara.

In totale il massaggio cardiaco è durato circa un’ora, ma era ormai stata troppo forte la pressione che la macchina segatrice cingolata aveva impresso sul corpo dell’operaio della ditta Escavazioni Arabescato Bianco Srl schiacciandolo contro la parete di marmo. La corsa di Ivano Cagnoni, insieme ai volontari della Pubblica assistenza di Stazzema, non è finita con l’arrivo in ambulanza sul piazzale di cava, salendo sopra il paesino di Levigliani in una gincana di curve ripide e a sbalzo. «Abbiamo lasciato il mezzo all’ingresso della galleria, poi ci siamo addentrati a piedi, e scesi di livello, per circa cento metri. C’era un collega che già stava facendo il massaggio cardiaco. Ho valutato che il ferito fosse in arresto cardiaco ed ho ricominciato a massaggiarlo: siamo andati avanti per un’ora nella speranza di riuscire a salvarlo. Quando non ci riesci è una brutta esperienza. Sono molto dispiaciuto». Anche se è anni che Ivano fa questo mestieri, nessuno si abitua ad una scena del genere. Ma i più scioccati ieri erano gli altri cavatori, con cui da circa cinque anni Andrea condivideva quel mestiere e gran parte della giornata. Perché fra chi lavora lassù, isolato dal mondo, e a oltre mille metri di altezza sul livello del mare, si crea un contesto familiare, si condividono i pranzi oltre che le imprese lavorative. Nessuno di loro se l’è sentita di ricordare Andrea. Il primo ad accorgersi che ieri nel primissimo pomeriggio qualcosa non andava è stato un collega che si trovava di poco più in alto ma vicino. Avevano scherzato poco prima. Poi Andrea è sparito dalla sua visuale. Era rimasto schiacciato, ancora in piedi, fra la parete e il mezzo meccanico cingolato. Il collega ha subito fatto fare marcia avanti alla segatrice per liberare Alessio, e poi a terra, in mezzo al fango bianco e gelido della cava in galleria, è iniziato il tentativo estremo. Ma il cuore del cinquantanovenne ha smesso di battere, dentro il Corchia, accasciato nella marmettola dove la luce del sole non penetra. Fra i compagni di cava c’era anche suo cugino, affranto e disperato. Mentre la domanda che tutti si facevano ieri era sul come: come fosse potuto accadere. Almeno che non ci sia un guasto, un macchinario così si muove soltanto se lo azioni, o da sopra con le leve o da terra con il telecomando. —

Tiziano Baldi Galleni

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