Il dolore
«Una settimana per l’esito e i miei contatti esterni ignari»
La storia di una cittadina in attesa del risultato del suo tampone
fivizzano
Arriva dalla Lunigiana l’ennesima storia di una famiglia “tenuta in ostaggio” in casa da tamponi ritardatari e imprecisi. Ma questa volta c’è anche di più: non soltanto lo scoraggiamento per l’essere segregati in casa da settimane, senza ricevere notizie sul proprio stato di salute, ma anche la paura di non aver avvertito le persone che potevano essere state contagiate.
A chiamare la redazione del Tirreno è la signora Eleonora da Fivizzano: «Da agosto è stato un calvario- racconta- Non siamo ancora riusciti a risolvere la situazione. Il primo ad ammalarsi è stato mio figlio, risultato positivo. Da quel momento, a catena, ci siamo ammalati tutti in famiglia e io ero la più a rischio perché soffro di patologie asmatiche. Abbiamo fatto alcuni tamponi e siamo sempre risultati negativi. Ma siamo stati sempre chiusi in casa, a turno. La scorsa settimana- racconta sempre la donna- l’ultima febbre a 38 e mezzo, mal di gola e dissenteria. Così ho chiesto di poter effettuare un altro tampone. Era lunedì 19 ottobre. Io ho saputo soltanto oggi di essere negativa. Per una settimana sono stata chiusa in casa, evitando contatti con chiunque, ma che ne è stato dei contatti all’esterno? Se fossi risultata positiva, la Asl avrebbe iniziato a contattare le persone con cui ero stata in contatto soltanto dopo l’esito del tampone e dunque per una settimana intera i miei contatti, ed erano stati tantissimi per via del lavoro che faccio, sarebbero rimasti ignari e avrebbero potuto portare in giro il virus, così, senza sapere nulla. Questa è la mia denuncia: tamponi lenti, risultati lentissimi, clausure in casa mentre fuori i tuoi contatti non sanno se sono stati con un positivo al Covid. Ecco come si sono diffusi i contagi; ecco perché . Non è colpa della povera gente che fa soltanto quanto gli viene chiesto». — Manuela D’Angelo
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