Il Tirreno

Il gruppo La Villa: «Accuse infondate da Cgil, tuteliamo ospiti e lavoratori»

Il gruppo La Villa: «Accuse infondate da Cgil, tuteliamo ospiti e lavoratori»

Dura replica dei gestori delle Rsa Michelangelo e Villa Angela “Noi tra i più efficaci contro il Covid, potevamo anche chiudere”

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AULLA.«Un attacco al gruppo privo di motivazione e fondamento». Il Gruppo La Villa replica alle affermazioni di Alessio Menconi della Funzione pubblica Cgil il quale aveva detto che “evidentemente qualcosa non va” nelle Rsa Villa Angela e Rsa Michelangelo a proposito della gestione dei degenti in emergenza Covid.

L’azienda, attraverso una nota della direttrice del personale Barbara Maiani, che dice di parlare anche a nome di molti dipendenti delle due residenze per anziani lunigianesi, legge nelle critiche di Menconi «un attacco aperto contro il Gruppo La Villa, peraltro privo di motivazione e fondamento, dal momento che l’ Azienda opera nel settore da anni con estrema correttezza e serietà, dando lavoro con soddisfazione a moltissime persone del territorio». Il gruppo che gestisce 27 strutture in 5 regioni in Italia rivendica di essere riuscito «a differenza di quanto si è voluto far trasparire con illazioni infondate, a gestire al meglio l’emergenza in grandissima parte delle proprie strutture, rimaste Covid free, tra cui proprio Rsa Michelangelo, che fino ad oggi, proprio grazie a quei dipendenti di cui Menconi ha svilito l’operato con le sue dichiarazioni, è stata una delle pochissime Residenze del territorio – riuscite a lasciare totalmente il virus fuori dalla porta durante la prima ondataa. Forse ciò è stato reso possibile grazie alla buona organizzazione? Siamo tra le poche realtà che sono riuscite ad arginare l’emergenza e a registrare un numero di casi sotto media nazionale, risultato né scontato né banale».

Il gruppo sostiene poi che la Cgil probabilmente non ha contezza di quello che comporta trasformare una Rsa in un Centro Covid: «È stata infatti descritta come un’operazione a favore del Gruppo, senza rendersi conto del carico di lavoro ed emotivo che questa scelta ha comportato per i dipendenti e per l’azienda, ma anche dell’impegno economico, organizzativo e di risorse. Si è infatti parlato impropriamente del “vuoto per pieno” di 53 euro giornaliere, come se queste fossero sufficienti a sostenere i costi di una struttura socio-sanitaria – dove va tenuto conto del costo del personale (relativa incidenza di malattie) delle attrezzature specifiche, dei servizi sanitari e alberghieri, delle forniture, dei protocolli anti Covid».

E ancora: «Si è sproloquiato su cifre senza alcuna competenza, indicando che per Rsa Villa Angela sono stati stanziati 536 mila euro, lasciando surrettiziamente intendere che la somma sia stata incassata dall’ente gestore, quando invece lo stanziamento prevede la presa in carico complessiva della gestione sanitaria da parte dell’Asl come previsto da ordinanza regionale».

La Villa sottolinea infine che la scelta di diventare centro Covid «non è obbligata, né scontata e che il nostro gruppo ha deciso di intraprenderla per garantire continuità assistenziale agli ospiti e continuità lavorativa ai dipendenti. In una situazione di emergenza nazionale in cui le Rsa sono state messe economicamente in ginocchio dai decessi, dall’impossibilità di nuovi ingressi, l’alternativa sarebbe stata la chiusura totale dell’attività con conseguente attivazione degli ammortizzatori sociali e perdita di lavoro per molte persone. Aderire al progetto ha quindi significato non solo rendere un servizio pubblico ma anche e soprattutto garantire continuità all’attività e lavoro. E ci stupisce veramente che proprio una parte sindacale si trovi a contestare una scelta che va verso gli interessi dei lavoratori».

E l’azienda “fa lezione” al sindacato: «Ci stupisce che si trovi il tempo per attaccare il gruppo senza preoccuparsi se sussistono rischi per la continuità lavorativa del personale, se sono state adottate tutte le misure per scongiurare perdite di posti di lavoro, se i dipendenti dispongono di tutti i presidi necessari, se ci sono i protocolli adeguati, se è garantita la sicurezza. Naturalmente la risposta è sì, ma non dovrebbe essere questa la preoccupazione di un buon sindacato? In buona sostanza ci domandiamo a cosa miri realmente questa dichiarazione, dato che si pone in totale contraddizione con quello che dovrebbe essere il primario scopo di un sindacato, ovvero preoccuparsi delle condizioni dei dipendenti e tutelarli adeguatamente». Sferzante la conclusione: «Non accettiamo che il lavoro dei nostri dipendenti - anch’essi sdegnati di fronte a queste dichiarazioni, dato che hanno vissuto mesi molto faticosi, senza mai per questo risparmiarsi - venga svilito e sminuito, né di essere penalizzati da illazioni diffamatorie e prive di fondamento come queste, provenienti peraltro da chi, il lavoro, dovrebbe sostenerlo e non affossarlo». —


 

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