Il Tirreno

i promotori di athamanta 

«È una lotta per diritti e salute non solo degli ambientalisti»

l.b.
«È una lotta per diritti e salute non solo degli ambientalisti»

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carrara

«Non è una lotta solo degli ambientalisti...». Si apre così il punto di Athamanta alla vigilia della manifestazione. «Ci attiviamo per moltissime ragioni che in questi mesi di grande lavoro abbiamo cercato di spiegare. Innanzitutto è importante ribadire che la lotta non è puramente “degli ambientalisti” come qualcuno continua ad affermare. È una battaglia che riguarda tutta la cittadinanza perché è della salute e dei diritti di tutti e tutte che stiamo parlando: il diritto ad un ambiente sano; il diritto a un lavoro sicuro e svincolato dal ricatto occupazionale che costringe a scegliere tra salario e salute-ambiente». Queste le ragioni che accompagneranno l'evento e che a poche ore gli organizzatori mettono in fila.

«La distruzione del bene comune in corso non è per l’arte – solo lo 0,5% del materiale estratto viene utilizzato a questo scopo –, ma per il carbonato di calcio delle multinazionali. Siamo la provincia Toscana con la più grande devastazione ambientale in corso, il peggior livello di qualità di vita e il più alto tasso di disoccupazione. Si tratta di questioni che coinvolgono tutti e tutte, eccetto i pochi milionari che possono permettersi di non preoccuparsi di queste problematiche. Dobbiamo renderci conto che questo modello ci sta distruggendo e noi dobbiamo fermarlo». E aggiungono: «La necessità di riportare al centro del nostro agire la cura è sempre più urgente: non è un caso che chi attacca gli ambientalisti sul territorio comprandosi pagine di giornali, è lo stesso soggetto che a livello nazionale di fronte alla crisi sanitaria in corso, osteggia la chiusura e la messa in sicurezza dei lavoratori...». E concludono: «Il fatto che la nostra mobilitazione sia stata supportata da più di 100 realtà sparse in tutta Italia è la dimostrazione che quel che viviamo con estrema durezza sul nostro territorio in realtà fa parte di un sistema più ampio. Dobbiamo uscire dalla mitologia che parla di cave e non di montagne, di marmo e non di ecosistemi. Finché penseremo di poter distruggere la montagna anziché viverla, distruggeremo anche noi». —l.b.

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