Il Tirreno

Carrara, il caso delle tessere elettorali, l’avvocato Briganti non diffamò Ababei

Massimo Braglia
L'avvocato Vittorio Briganti
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L'avvocato Vittorio Briganti

La vicenda risale a pochi giorni prima le elezioni del 2017 e nasce da un post su Fb. Le argomentazioni del giudice

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CARRARA. Non ci fu diffamazione da parte dell’avvocato Vittorio Briganti nei confronti del referente della comunità romena Daciada, Vasile Mihai Ababei. Tutto partì da un post pubblicato su Facebook il 31 maggio 2017, negli ultimi giorni della campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale. In dettaglio, l’avvocato Briganti era indagato per diffamazione, a seguito della denuncia presentata da Ababei. Al termine delle indagini preliminari, e dopo l’udienza del 13 ottobre 2020, già il pm aveva chiesto l’archiviazione e quindi il pieno proscioglimento, poi confermata dal gip Dario Berrino.

La querela nei confronti di Briganti fu sporta oltre un anno dopo i fatti (nel giugno del 2018), con essa Ababei riferiva che Vittorio Briganti, candidato alle elezioni comunali per la lista di sinistra La Comune, aveva pubblicato sulla propria pagina Facebook un post in cui rendeva noto di essere stato informato da una propria cliente del fatto che Ababei era andato all’ufficio elettorale del Comune di Carrara per ritirare le tessere elettorali di decine di cittadini rumeni che avevano chiesto l’iscrizione nelle liste per poter votare senza tuttavia, lo stesso Ababei, essere in possesso delle deleghe necesserie al ritiro o quantomeno privo della delega della cliente di Briganti. Quest’ultimo su Facebook usava un termine per definire Ababei ritenuto diffamatorio.

Ababei nella stessa consultazione era candidato con la lista Rinascita.

Lo stesso Briganti inoltre aveva presentato un esposto per il caso delle deleghe per il ritiro delle tessere elettorali, e una denuncia era stata avanzata anche dalla sua cliente, in merito alla mancata consegna della tessera elettorale; successivamente, le era stato consegnato un duplicato al fine di consentirle l’utilizzo del diritto di voto.

Nel corso del procedimento, veniva sentito il messo notificatore del Comune, il quale spiegava che Ababei si era presentato il 30 maggio 2017 chiedendo che gli venissero consegnate le tessere elettorali di 99 rumeni, esibendo le relative deleghe, essendosi qualificato quale riferimento dei cittadini rumeeni a Carrara.

Veniva anche sentita la cliente di Briganti, la quale spiegava che arrivata all’ufficio elettorale per ritirare la tessera, si era sentita dire che era già stata presa da Ababei su sua delega; ma lei aveva riferito di non aver delegato nessuno; due giorni dopo le fu dato il duplicato.

Ababei a sua volta spiegò che le deleghe, circa 100, gli erano state sottoscritte durante una festa nei giorni precedenti il Natale dell’anno prima. Il pm ha chiesto l’archiviazione del procedimento nei confronti di Briganti per il fatto che in particolare quanto pubblicato da Briganti su Facebook fosse sostanzialmente vero, perché Ababei si era fatto consegnare dal messo notificatore 99 tessere elettorali di cittadini di nazionalità rumena “omettendo di riferire al messo di essere candidato alle elezioni”. Quanto all’espressione colorita e ritenuta diffamatoria, il pm ha osservato che si trattava di una espressione legittima nell’ambito della critica politica, fra due candidati alle elezioni, in quanto diretta “non ad offendere l’onore e la reputazione del querelante, quanto piuttosto a descriverne il comportamento, senza trasmodare in un attacco personale lesivo della dignità morale ed intellettuale della persona”.

Contro la richiesta di archiviazione proponeva opposizione Ababei. Arrivati al’epilogo, il giudice ha prosciolto Briganti, archiviando la posizione, ritenendo condivisibili le argomentazioni del pm. Quindi Briganti, pur utilizzando un termine apparentemente forte, lo stesso termine “oltre ad inserirsi nel contesto contrassegnato da un elevato tenore di scontro tra le parti politiche partecipanti alla competizione elettorale – che vedeva la lista di appartenenza dell’indagato e quella di Ababei contrapposte – non è trasmodato in un attacco gratuito dell’altrui reputazione, essendo stato dettato da una condotta avversaria, che per come rappresentata dall’indagato, appariva al momento del fatto vera, avendo Briganti appreso da un soggetto della cui affidabilità non aveva motivo di dubitare che l’Ababei si era presentato al Comune di Carrara per ritirare le tessere elettorali di molti suoi connazionali”. Non sono pertinenti al caso le testimonianze circa il buon operato di Ababei quale presidente della Comunità Rumena Daciada.


 

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