Gioco
Massa, del Sacrario in Brugiana rimane solo l’incuria
Recinzioni divelte, lapidi finite a terra e del tutto illeggibili. E prima dell’ingresso un casotto di lamiera pieno di inerti
Massa
È - o meglio dovrebbe essere - luogo di memoria e identità. Invece lì, tra i boschi della Brugiana, la memoria davvero fatica anche solo a rivelarsi. Si rivela, invece, e pure a gran voce, il degrado. Il Parco della Resistenza è in completo abbandono: recinzioni divelte, lapidi finite a terra, pezzi di metallo di cui è difficile ricostruire la provenienza. E, a due passi dalla catena che prova a segnalare l’ingresso al Parco, un casottino in lamiera, non proprio in armonia con il bosco, e oltretutto strapieno di inerti, sporcizie e materiale abbandonato.
A volere quel Parco è stato Mario Angelotti. Artista e partigiano, tutti lo conoscevano - e lo conoscono - con il suo nome di battaglia “Conte Giò”. Fu lui a scegliere la Brugiana per realizzare un Parco della Resistenza perché quella montagna rappresenta il baluardo contro il nazifascismo: lì si stabilirono i Patrioti Apuani, guidati dal comandante Vico, per presidiare la Foce e sostenere l'avanzata alleata. Un Parco, quindi, per ricordare: memoria e identità di questa terra. Imbocchi la strada provinciale per Bergiola, superi i paesi, raggiungi la via sterrata, poi da lì percorri il sentiero per arrivare al Parco voluto dal Conte Giò. E già quel sentierino non se la passa troppo bene con tanto di staccionate divelte. Vero che è possibile anche percorrere un secondo sentiero, più lungo, tra i boschi, altrettanto vero che ci si aspetterebbe un minimo di manutenzione. Prima di accedere al Parco, incontri un casotto semi distrutto in lamiera: all’interno ci sono inerti, cemento, materiale abbandonato. Un’offesa per il bosco e pure per il Sacrario.
All’interno del parco il degrado la fa da padrone e certo non per i segni dell’umidità o per il fogliame che, nel cuore di un bosco, è a casa sua, ma per le condizioni in cui versano i monumenti alla Resistenza e a chi ne è stato protagonista. Molte delle lapidi sono distrutte, illeggibili e questo rende difficile ricostruire il percorso concettuale del Parco. Né aiutano cartelli esplicativi, che non ci sono. Del resto lungo la strada, neanche la segnaletica si preoccupa di informare sulla esistenza di quel Parco e chi sale sulla Brugiana pensa di trovarvi castagne, funghi e cavalli. Dei monumenti alla Resistenza spesso non sa nulla. Gli scalini, all’interno del Parco, non esistono più e mentre percorri i vialetti devi assicurarti di non alzare gli occhi da terra per evitare il capitombolo. Nella piccola cappella molte lapidi sono finite a terra, poche rimangono ancora attaccate al muro. Le incisioni sono praticamente illeggibili. Nella parte del parco più esposta verso il versante, è stato sistemato un cannone. Neanche una spiegazione su quel cimelio: in terra un pezzo di ferro arrugginiti. Verrebbe da pensare che prima fosse parte di quel cannone, ma è soltanto una ipotesi. È tra le foglie, rotto. Davvero quel Parco tra i boschi, che così lontano dalla città e dalla folla, adesso più che i altri periodi, potrebbe essere oggetto di visite, vive completamente dimenticato e in totale incuria. —
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