Il Tirreno

Cave, Carc: no alla devastazione 31 Settembre: dominano le banche

Altre adesioni alla manifestazione di sabato di athamanta 

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Carrara

La sezione apuana dei Carc e il circolo Arci Trentuno Settembre si aggiungono alla lista di adesioni in vista della manifestazione di sabato organizzata dal collettivo Athamanta: nell’ultima versione, riveduta per l’emergenza Covid, una camminata montana in mattinata e un flash mob alle 15,30 in piazza Alberica a Carrara, seguendo il motto della manifestazione “fermiamo la devastazione”.

Carc: «Nessuna contrapposizione con i lavoratori». Una delle adesioni, come detto, arriva dal partito Carc di Massa-Carrara. «Riteniamo che questo percorso sia molto importante perché denuncia una devastazione ambientale ormai arrivata a livelli irrecuperabili, con inevitabili conseguenze negative legate sia alla salute che alla sicurezza delle masse popolari, nonché basata sul profitto di pochi. I soliti. La gestione del “marmo” sulle Apuane dimostra a chiare lettere che il profitto individuale di pochi è incompatibile con la tutela dell’ambiente in tutti i suoi aspetti, con la sicurezza dei territori, con la sicurezza dei lavoratori e con un’equa redistribuzione della ricchezza - fanno notare -. Gli attacchi furibondi dei “padroni del marmo” dei giorni scorsi, con il tentativo di contrapporre gli operai del mondo del marmo alla mobilitazione contro la devastazione ambientale, sono la dimostrazione che la mobilitazione ha colto nel segno. Per questo è giusto continuarla, estenderla. E, al tempo stesso, è necessario respingere al mittente i tentativi di contrapporre i lavoratori al resto della popolazione: non è il lavoro a essere in contraddizione con l’ambiente, ma è il profitto dei padroni la causa principale della devastazione selvaggia, della disoccupazione, delle morti sul lavoro, delle problematiche legate alla salute e alla sicurezza della popolazione. Le cave sono un bene da sottrarre alle mani dei padroni e da gestire pubblicamente e collettivamente».

Trentuno Settembre: «A chiudere le cave ci penseranno le banche». Poi, come detto, anche il circolo Trentuno Settembre. «Gli effetti dell'estrattivismo sono sotto gli occhi di tutti», sottolineano dal gruppo e aggiungono: «Un'ingiustizia palese che solo qualche temerario con la faccia di bronzo ha il coraggio di decantare. Ciò che viene sapientemente celato agli occhi di tutti, invece, sono le operazioni finanziarie che stanno alla base del sistema cave di oggi. Un sistema lontano da quelle fascinerie che ancora si raccontano sul mito del cavatore. I pochi cavatori veri che sono rimasti, forse, nemmeno sono informati su quali “corpi estranei” stiano sopra la loro testa. La cessione di gran parte delle cave alla multinazionale che fa capo alla famiglia Bin Laden; la fresca quotazione in borsa della Franchi Umberto Marmi attraverso un modello di operazione finanziaria che il Financial Times indica come un dei rischi principali per Wall Street, aprono definitivamente la strada alla perdita del controllo e della gestione delle nostre montagne, soprattutto in ambito ambientale e lavorativo», scrivono e chiosano: «Le normative ambientali sui distretti minerari stanno diventando sempre più dure in tutta l’Unione Europea. Le cave verranno chiuse per dinamiche economiche, politiche e finanziarie superiori: nessuna banca continuerà a finanziare».

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