Il Tirreno

I veleni della zona industriale

Massa-Carrara, barriere idrauliche spente o non attive. Un report riaccende il timori sulle falde

DAVID CHIAPPUELLA
Massa-Carrara, barriere idrauliche spente o non attive. Un report riaccende il timori sulle falde

Il censimento di Sogesid sugli impianti di trattamento acque 2 impianti su 10 non funzionano, di altri due non ci sono dati

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MASSA-CARRARA

“Alcuni siti (della zona industriale apuana), individuati come aree cluster di contaminazione, dove è stata richiesta dagli enti competenti la messa in opera di misure di contenimento della contaminazione rilevata nelle acque di falda, ad oggi risultano sprovvisti di tali sistemi e in alcuni casi anche la bonifica dei suoli non è stata ancora ultimata”. Lo si legge nello studio sulla “Caratterizzazione ambientale e modellazione del flusso di falda e trasporto degli inquinanti nel Sin/Sir di Massa-Carrara finalizzata alla definizione degli interventi di bonifica”, inviato da Sogesid Spa a ministero dell’Ambiente, Regione, Comuni di Carrara e Massa. Il report si basa sui risultati delle due campagne di analisi effettuate nella falda Sin/Sir apuana dall’associazione temporanea di imprese costituita da Tb Teseco bonifiche Srl, Palma Services Srl, Biochemie Lab Srl e Aquale Sprl, vincitrici dell’appalto relativo a questo monitoraggio, svolto tra 2018 e 2019, sia in fase di morbida che di magra. Le barriere idrauliche presenti all’interno del nostro Sin/Sir, predisposte alla bonifica e messa in sicurezza d’emergenza (Mise) delle aree ancora inquinate dell’ex polo industriale, sarebbero 10, realizzate in periodi diversi. Oggi, pero, risultano attivi solo 8 di questi impianti. Di un paio, poi, non esistono neppure dati disponibili.

Nell’area retroportuale carrarese (Area Spa) risulta progettato ed attivo dal 2010 un impianto di trattamento delle acque sotterranee, ma -si legge nello studio Sogesid- “non sono disponibili dati nel corso delle attività di monitoraggio”. Stessa cosa per il barrieramento collocato nell’ex distributore Q8, sempre a Marina di Carrara, progettato ed attivo dal 2018.

La barriera presente al Cermec, progettata nel 2008, risulta invece “attualmente non attiva”. Anche la barriera idraulica dell’ex Ferroleghe, formata da 12 pozzi attivi dal 2007 al 2011, è “attualmente spenta”. Quella che si trova nel lotto 9 dell’ex Italiana Coke, progettata ed attiva dal 2005, è costituita da 4 pozzi profondi 22 metri, che emungono solo durante il periodo di magra, mentre in quello di morbida non risultano attivi. Gli unici impianti di trattamento funzionanti in entrambe le fasi per i quali è stato possibile disporre di dati sono quelli gestiti da Syndial Spa (ex Rumianca), Edison Spa (ex Farmoplant), Omya Spa, Nuovo Pignone di Avenza (Cosm Yard) e Nuovo Pignone di Massa. All’ex Rumianca è attiva dal 2005 una barriera costituita da 33 pozzi, alcuni profondi 10 metri, altri fino a 30 metri. Quella dell’ex Farmoplant, attiva dal 1984, è formata da 6 pozzi profondi fino ad un massimo di 25 metri, che, -sostiene Sogesid- già utilizzati in passato nel processo produttivo e riconvertiti per la riqualifica ambientale della falda, “di fatto non esercitano un ruolo efficace di barrieramento idraulico”. Dal 2005 sono attivi i due pozzi barriera del Nuovo Pignone di Massa. L’anno seguente è entrata in funzione la barriera dell’Omya, costituita da 5 pozzi. Quella dello Yard di Avenza, progettata nel 2010 ed attiva dal 2014, è formata da 2 pozzi.

L’area Solvay Chimica Italia Spa (ex Bario), infine, “non è provvista di pozzi di bonifica e Mise, piuttosto si rileva la presenta di pozzi industriali con emungimenti rilevanti sottoposti a monitoraggio e controllo Arpat”. Gli interventi proposti da Sogesid prevedono la realizzazione di 4 nuove barriere idrauliche a valle delle principali sorgenti di contaminazione ed in particolare la riattivazione ed integrazione della barriera dell’ex Ferroleghe con 5 ulteriori pozzi, la realizzazione di altri 8 pozzi nell’ex Rumianca, l’isolamento idraulico del lotto 7 dell’ex Italiana Coke attraverso 5 nuovi pozzi e la costruzione di 3 linee di barriera nell’ex Farmoplant, per un totale di 17 nuovi pozzi, ad integrazione dei 6 gestiti da Edison.

“I pozzi barriera, -spiega lo studio- ove le condizioni urbanistiche e progettuali lo consentano, saranno ubicati in aree pubbliche o lungo gli assi viari, così come gli impianti di trattamento e quelli di adduzione e collegamento delle acque emunte.

Ogni sistema di barrieramento – conclude lo studio di Sogesid- sarà provvisto di un proprio impianto di trattamento delle acque di falda prima dello scarico, che in accordo con quanto già disposto per gli impianti Syndial e Edison, potrebbero confluire direttamente nel fosso del Lavello”. —

DAVID CHIAPPUELLA

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