Il Tirreno

i problemi dei lavoratori 

Al Porto aumentano i traffici ma per 14 diminuisce il lavoro

Libero Red Dolce
Al Porto aumentano i traffici ma per 14 diminuisce il lavoro

La cooperativa Co.se.port ha sempre meno chiamate per i momenti di picco Dietro c’è un problema di specializzazione degli operai e il tipo di traffici dei vettori

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carrara

La crescita dei traffici e della merce che passa al porto di Marina di Carrara non ha significato per tutti i lavoratori un aumento delle occasioni di lavorare. Se da una parte il segno più costante degli ultimi tre anni (con l’arrivo di tre nuovi vettori) ha interrotto la crisi di metà decennio scorso per lo scalo marinello, ci sono i 14 lavoratori della Co.se.port che trovano sempre meno occasioni di prestare mano d’opera alle imprese nei momenti di picco.

Eppure le occasioni di lavoro non dovrebbero mancare con un aumento delle attività. Cosa succede allora per questi lavoratori? Una delle chiavi di lettura potrebbe essere la specializzazione, cioè il tipo di merce che viene caricata sulle navi dalle tre aziende presenti nel porto (Grendi, F2i e Perioli). Sono aumentati sicuramente i ro-ro (cioè camion caricati sulle navi) e F2i, subentrato alla Porto di Carrara, tende a specializzarsi nel project cargo, con una connessione specifica con le spedizioni di Nuovo Pignone. Con un ricorso meno necessario a lavorazioni “esterne”.

Spiegazioni che forse da sole non sono sufficienti a inquadrare la crisi della cooperativa. «Finché c’era solo la Porto di Carrara questi lavoratori lavoravano soltanto per loro», spiega Enrico Manfredi. «È vero che F2i si concentra su project cargo e ci sono meno navi. Gli altri due, Perioli e Grendi, li chiamano un po’ più spesso».

E qui che entra in gioco la questione della specializzazione. Per caricare con i ro-ro, che sono una delle attività principali di Grendi, bisogna saper fare i rallisti, quelli cioè che guidano i trattori a ralla. E su questo è stato necessario fare dei corsi specifici.

«Attualmente solo due di loro hanno seguito i corsi e possono fare i rallisti - spiega ancora Manfredi - e infatti vengono chiamati. Adesso anche gli altri stanno facendo i corsi».

La preoccupazione rimane, col rischio che la cooperativa possa chiudere. «Il traffico con i container impiega meno manodopera rispetto a quelli dei rinfusi», dice Manfredi. Un problema tecnologico, pare che suggerisca.

«Se le banchine sono pubbliche devono tutti rispettare un certo numero di certe movimentata. Bisogna cercare di aumentare un certo tipo di traffico. E poi c’è la questione del piano regolatore che si spera possa portare investimenti». —

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