Gioco
Athamanta ribadisce: sabato 24 un’iniziativa ci sarà, anche senza corteo
Carrara
La manifestazione del 24 ci sarà: al vaglio degli organizzatori, in queste ore, lo studio di un format ricalibrato alla luce dell'ultimo dpcm e più generalmente della situazione attuale.
Di certo non ci sarà nessun corteo: annullato, sarà rinviato a data da destinarsi. Athamanta torna sulla manifestazione di sabato prossimo, 24 ottobre; un evento lanciato proprio dal gruppo nelle scorse settimane e che aveva suscitato, lo ricordiamo, molte reazioni (e anche una contromanifestazione). L'emergenza Covid-19 ha però frenato di fatto l'ipotesi del maxi-corteo. Poi il dpcm ha messo nero su bianco il “no” a manifestazione pubbliche, se non in forma “statica”. Nel frattempo fioccano le adesioni, con varie realtà territoriali e non, e nella giornata di oggi (sabato) potrebbero esserci escursioni sui monti carraresi per avvicinarsi all'evento. Intanto da Athamanta, non solo confermano, ma rilanciano: «Sarà fondamentale mobilitarsi anche nei mesi a venire perché solo una rete di relazioni di cura, capace di tenere insieme persone e territorio, può invertire la rotta e fermare la devastazione». Poi il punto sui temi. «La crisi pandemica e quella ecologica sono radicalmente connesse. Dobbiamo uscire dall’ingiusta dicotomia ambiente-salute/lavoro. È fondamentale comprendere che queste crisi hanno origini storiche, sociali, politiche ed economiche ben precise che spiegano di cosa ci stiamo ammalando. L’attuale modello socio-economico di produzione e consumo sta distruggendo interi ecosistemi», scrivono. E ancora: «La distruzione degli habitat animali e la deforestazione sono tra le prime cause dei salti di specie (spillover) che i virus come il Sars-cov2 hanno compiuto. L’agroindustria sta impoverendo la terra e il riscaldamento globale ha prodotto conseguenze catastrofiche. L'inquinamento è causa di milioni di morti all’anno aumentando l’incidenza tumorale e malattie croniche cardiopolmonari. La crisi sanitaria colpisce a livelli differenziati: i più poveri, i più deboli, i lavoratori e le lavoratrici dei settori cosiddetti “strategici” come la produzione di armi. La crisi sanitaria colpisce chi non può permettersi di fermarsi, tutelarsi e curarsi».
E aggiungono: «Oltre a distruggere l'ambiente, questo modello sta distruggendo l’umanità stessa, a partire dai più deboli: un vero suicidio ecologico. Abbiamo a disposizione tutte le evidenze per individuare la causa di questo nostro male. Vogliamo aprire una riflessione ampia sul concetto di cura intesa come capacità di comprendere il legame tra la nostra salute e quella dei territori e degli ambienti sociali in cui viviamo. Dobbiamo sottrarci alla logica dell’emergenza, abbandonare il binomio “produci-consuma” e mettere al centro le relazioni di cura investendo tempo, spazio e attenzione nella rigenerazione della vita».
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