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Appello a Udo Surer: «Impegno per i risarcimenti degli eccidi»

Appello a Udo Surer: «Impegno per i risarcimenti degli eccidi»

I familiari delle vittime delle stragi nazifasciste chiedono all’avvocato tedesco di schierarsi pubblicamente per chiedere alla Germania un ristoro economico

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fivizzano

Suo padre era Josef Maier, un soldato tedesco che partecipò alle stragi nazifasciste di San Terenzo Monti e VincaScoprì nel 44. Lui rinnegò il padre e chiese scusa a suo nome a tutta la comunità. Da allora Udo Surer, avvocato tedesco di Landau è diventato un ambasciatore della pace e della memoria. Ora, un gruppo di familiari delle vittime di stragi nazifasciste commesse dal 1943 al 1945 (ad esempio, nel Padule di Fucecchio, a Fivizzano, all’Istituto chimico farmaceutico militare di Firenze, a Niccioleta, a Fossoli-Carpi, a Sant’Anna di Stazzema, a Marzabotto e a Cefalonia) ha deciso di scrivergli. Per chiederli un impegno in più: di attivarsi perchè la Germania paghi i risarcimenti ai famigliari delle vittime.

La lettera, di cui il professsor Lido Lazzerini è uno degli autori merita di essere riportata. «Qualcuno fra noi – scrivono nell’incipit i promotorri (il Gruppo Giustizia per stragi e deportazioni nazifasciste in rappresentanza di sopravvissuti e di familiari delle vittime di: Padule di Fucecchio, Fivizzano, Cefalonia,Istituto Chimico Militare di Firenze, Niccioleta Fossoli – Carpi, Associazione Martiri Sant’Anna di Stazzema, Centro Studi “Schiavi di Hitler”, associazione Familiari Montesole, associazione familiari e parenti delle vittime della strage di Cervarolo) – allora era bambino, a quelle stragi è sopravvissuto ma la sua vita è stata segnata per sempre; altri sono figli di deportati, fatti lavorare come schiavi in Germania».

«Ci rivolgiamo a Lei – proseguono rivolti a Surer – e in italiano, perché abbiamo notato il Suo impegno sul tema delle stragi e la Sua conoscenza della nostra lingua. Il Suo caso è noto. Lei è figlio di un militare delle SS, Josef Maier, che fece parte di una formazione colpevole di massacri, in Italia. Ha cambiato cognome, frequenta i luoghi delle stragi, ha fatto amicizia coi superstiti e i familiari, coltiva la memoria. È anche cittadino onorario di Fivizzano, un Comune fra i più colpiti, e insanguinato proprio da quella formazione. Naturalmente apprezziamo il suo interessamento a questi temi.

«Adesso Le chiediamo di spendersi, oltre che per la memoria, anche per la giustizia. Quella penale, purtroppo, è una partita persa per gli italiani, per gli antifascisti e per la civiltà europea e umana.

La giustizia civile, invece, è ancora possibile, perché alle vittime spettano i risarcimenti. Le famiglie italiane che hanno diritto a queste somme sono moltissime, ma la Germania deve pagare e ne ha i mezzi. Tutto questo è stato chiarito in un convegno, svolto nel 2019 presso il Senato italiano, Stragi e deportazioni nazifasciste: per la giustizia e contro l’ambiguità, aperto dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, in cui sono intervenuti anche la senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, e il presidente emerito della Corte costituzionale Giuseppe Tesauro. Lei è un avvocato e nel film Il nome del padre ha spiegato coraggiosamente la sua scelta professionale: “Ho detto: sì, è bene sapere i diritti, anche contro il potere”. Tenendo conto di queste parole importanti, siamo convinti che Lei conosca le solide ragioni giuridiche delle vittime, e che si renda conto che la sola memoria non basta: risarcire i crimini nazisti contribuisce alla costruzione di un’Europa e un mondo migliori. In questo momento di fermenti nazisti e fascisti, giustizia significa prevenzione. Il risarcimento ha un effetto dissuasivo: i crimini non restano senza conseguenze».

I famigliari riconoscono che alcune vittime si accontentano di riparazioni memoriali. «Ma sono posizioni singole che vengono enfatizzate dai mezzi di comunicazione, mentre chi chiede giustizia non riceve attenzione né rispetto. Sempre in Il nome del padre, Lei descrive suo padre come impenetrabile, “un uomo dietro un muro”. Oggi le vittime che chiedono giustizia incontrano lo stesso muro; quanto alla memoria, invece, su quel muro c’è il telone di un cinema, perché i fatti sono narrati ma non hanno conseguenze.

Lei partecipa a commemorazioni in cui è negata la parola a chi vuole rivendicare il diritto al risarcimento: sono manifestazioni memoriali senza giustizia. In questo modo si promuove l’idea illusoria che la Repubblica federale tedesca abbia adempiuto ogni suo obbligo. In conformità al suo lodevole impegno, e per proseguire nella stessa direzione, Le chiediamo di: schierarsi pubblicamente affinché lo Stato tedesco paghi i risarcimenti economici; ricordare questo dovere nelle occasioni pubbliche cui partecipa; come avvocato, impegnarsi come ritiene possibile perché i diritti dei familiari delle vittime, per le cause da intentare in Germania, abbiano un’efficace tutela, se necessario anche dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo». —



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